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CARLY SIMON  "The bedroom tapes (25th anniversary special edition)"
   (2026 )

Rimasta nella storia della musica moderna come una delle voci e delle immagini femminili più emblematiche degli anni ‘70, la personalità di Carly Simon colpisce per la sincerità con la quale – in una società che richiede di apparire sempre forti – svela davanti al pubblico le proprie fragilità e le lotte che fin da bambina ha sempre portato avanti per farsi accettare e apprezzare da un insensibile e giudicante “altro”.

Nelle interviste rilasciate durante i decenni, l’artista ha confessato con il cuore aperto diversi aspetti della sua vita: il rapporto con il proprio padre da cui si sentiva poco considerata, la timidezza, la balbuzie (dalla quale la musica l’ha brillantemente salvata), il matrimonio non privo di sofferenza con il musicista James Taylor, i problemi di salute…

Il dolore, lungi dal farla deprimere, ha fatto immergere con ancor più forza la solarità, l’umorismo, l’ironia e la complessità intellettuale che da più di mezzo secolo la cantautrice e polistrumentista statunitense con generosità regala agli ascoltatori.

Anche coloro che conoscono poco la sua musica, non possono non aver anche involontariamente memorizzato il ritornello del suo classico brano di grande successo del 1972 “You’re So Vain”. Quante storie gli sono state cucite intorno, dai fan e dai giornalisti…!

Inutilmente l’artista ha cercato di rispondere che il testo della canzone va interpretato in un senso astratto, con riferimento al narcisismo in generale… Troppo divertente per i curiosi continuare a voler scoprire quale figura maschile famosa l’abbia ispirato! Neanche Mick Jagger – che vi ha partecipato come background vocals – è stato escluso dalle supposizioni…

Ma lasciamo stare per ora i ricordi dei tempi remoti e facciamo un salto negli anni 2000. Il nuovo millennio, per la Simon, non è cominciato proprio nel miglior dei modi: affetta da un tumore al seno, ha dovuto affrontare un difficile intervento di asportazione che l’ha tenuta per molto tempo in casa, in una stanza da letto, con in più la strana sensazione che si prova dopo aver perso una parte del corpo.

Anche in quel momento di svolta l’artista ha trovato salvezza nella musica, esprimendo sé stessa in un nuovo album: “The Bedroom Tapes” (il perché del titolo è ovvio), il suo diciottesimo album in studio, uscito inizialmente il 16 maggio 2000 per Arista Records e riedito nel 2025, in occasione del compimento dei 25 anni.

L’album è stato promosso attraverso molte trasmissioni televisive e in un importante spettacolo dal vivo che l’artista ha sostenuto a Bryant Park (New York) il 19 maggio 2000, godendo di numerosi e notevoli apprezzamenti da parte della critica musicale.

Oltre ad aver scritto la musica e il testo di tutti i brani del disco, Carly Simon ha registrato la parte vocale principale – con una dizione perfetta e con la voce calda, tranquilla e sorridente di chi ancora una volta vince contro il proprio destino – e ha curato la parte strumentale suonando di persona chitarre, tastiere, percussioni…

Al suo fianco hanno partecipato diversi altri musicisti, con contributi che variano a seconda dei brani: Stuart Kimball, Peter Calo, Michael Lockwood, Eric Brasilian alle chitarre, T-Bone Wolk al basso nella maggior parte delle canzoni, alla batteria Steve Gadd e Larry Ciancia (quest’ultimo avendo anche collaborato alla composizione della musica in “Big Dumb Guy”), mentre Teese Gohl ha curato l’arrangiamento orchestrale e la direzione dell’orchestra in “Cross The River”, in “I’m Really The Kind” e nel brano dedicato a George Gershwin “In Honor Of You (George)”… giusto per citarne alcuni.

Le efficaci parti vocali aggiuntive (background vocals e non solo) sono state eseguite principalmente dalle sorelle Rankin (The Rankin Sisters), dal figlio Ben Taylor e dal figlioccio John Forté (purtroppo venuto a mancare all’inizio del 2026), da Jill Dell’Abate e – last but not least – da Liam O’Maonlai, che con la sua voce speciale ha aggiunto un più di mistero e di delicatezza alla canzone in stile irlandese intitolata “Scar”, cantandone una parte in lingua gaelica.

Nonostante il titolo corto – 4 lettere – il brano “Scar” (in italiano, “Cicatrice”) sembra essere la traccia definitoria per lo spirito dell’intero album e per lo stato d’animo che l’autrice in quel periodo stava attraversando. Con Liam O’Maonlai anche al flauto, la canzone assomiglia a un valzer tradizionale e nel suo testo si cerca di interpretare la menomazione e la relativa cicatrice come un segno mandato da Dio: “The scar is God given/ As a sign for your life”, è la traduzione in inglese di due dei versi in gaelico.

Un simile argomento viene raccontato anche in “I Forget”, brano lento dal sapore interbellico in cui l’autrice confessa al pubblico il suo senso di impotenza di fronte al conflitto tra il mondo esterno che la vorrebbe sempre sorridente e il proprio animo che, dopo l’intervento, si era dimenticato come fare per riuscire a sorridere: “And it’s been this way/ For quite a while/ Yes, I forget how to smile. […] I forget to be here/ And not in-between/ I’d put on a good show/ If only I could”.

La tristezza cede il luogo all’ironia in canzoni dallo stile musicale simile al country rock, come “Big Dumb Guy”, “Actress”, “We Your Dearest Friends” o “Grandmother’s House”, quest’ultima facente parte (insieme a “When Manhattan Was a Maiden”) delle due tracce bonus presenti sull’edizione speciale del 2025.

Ognuno dei quattro testi ha un diverso “oggetto” da combattere attraverso l’ironia: “Big Dumb Guy” si riferisce alla tecnologia digitale dalla quale i veri rapporti interpersonali rischiano di essere pian piano rimpiazzati, “Actress” è probabilmente una metafora del dover apparire diversi da come ci sentiamo, “We Your Dearest Friends” punta il dito verso l’ipocrisia dei falsi “cari amici”, mentre il testo di “Grandmother’s House” pare che alluda all’obbligo di festeggiare per forza quando i costumi sociali lo richiedono.

Frasi di un umorismo a volte un po’ trasgressivo – come, ad esempio, “I’m gonna screw Santa too/ In front of everybody/ Oh, my God!” che conclude la bonus track “Grandmother’s House” – sorprendono e rendono la cantautrice ancora più simpatica al pubblico.

Ben lontano dall’ironia e dalla tristezza è invece lo stato d’animo che caratterizza le due tracce di apertura: “Our Affair” e “So Many Stars”… Entrambe sono dei blues i cui testi si riferiscono a un amore desiderato e idealizzato, vissuto più che altro in assenza della persona amata. Quell’amore che, proprio in quanto non diventa realtà concreta, dà la carica necessaria per affrontare la vita quotidiana in modo creativo, senza abbattersi.

Significativa in tal senso è la strofa di “Our affair” in cui si afferma che “… this is the really good part/ Where it’s still up in the air/ The perfect romance is never/ Stated o sated, deflated or fair”. È doveroso ricordare che la canzone “Our Affair”, in versione remixata da Richard Perry, è stata utilizzata nella colonna sonora della pellicola “Bounce” del 2000, diretta dal regista Don Roos e con Gwyneth Paltrow e Ben Affleck come protagonisti.

Sempre di un’idealizzazione, forse quasi un’adorazione, si tratta nel brano dal carattere sinfonico “In Honor Of You (George)” che Carly Simon ha dedicato alla memoria del compositore George Gershwin e nel quale si sentono dei passaggi musicali creati proprio da lui e dal fratello Ira Gershwin. Il testo è un’invocazione d’amore con frasi rivolte in seconda persona singolare al venerato musicista (“Embrace me, my sweet embraceable you […] Embrace me, you irreplaceable you”), mentre l’arrangiamento strumentale segue alla lettera lo stile compositivo di Gershwin e della sua epoca. Spicca la voce del sassofono suonato da Aaron Heick, con il romantico accompagnamento dell’orchestra diretta da Teese Gohl, dei due batteristi (Steve Gadd e Shawn Pelton) e della marimba africana suonata proprio da Carly Simon.

Il periodo di vita fortemente riflessivo che la Simon stava attraversando quando scrisse i brani di “The Bedroom Tapes” ha fatto venire alla luce anche alcuni testi il cui significato non è immediato e che necessitano di approfondimento… Ma la complessità dei testi poetici è compensata dalle musiche molto melodiose e accessibili; “orecchiabili”, come gli italiani usano dire. È il caso di “Cross The River” – canzone dal carattere rock – e di altre due un po’ più vicine alla musica tradizionale nord europea, intitolate “I’m Really The Kind” e “Whatever Became Of Her”.

In queste ultime si sente un contributo solistico inatteso e molto piacevole: quello di un violino, suonato (almeno in “Whatever Became of Her”) da Mindy Jostyn. Il testo di “Cross The River” riguarda probabilmente il conflitto tra il desiderio di superare sé stessi e di migliorare e l’istinto di conservazione che fa rimanere intrappolati nella propria “confort zone”: “If only we could cross the river,/ But something is holding us back,/ A way of life that’s too familiar/ Like the lines are to the railroad track”.

“I’m Really The Kind” sembra essere la confessione di una persona alla ricerca della propria identità, a cui capita di passare all’improvviso dal sentirsi “smaller than anyone” al sentirsi “taller than anyone”, a seconda di come viene percepita dalle figure di riferimento. Il profilo psicologico descritto dal testo della canzone è un “kind” nel quale molti di noi si riconoscono; perciò vale la pena ascoltare il brano con attenzione, magari mentre si segue il testo scritto.

In “Whatever Became Of Her”, invece, ascoltiamo in riassunto la storia di una coppia, da quando allegramente i due si sposano (“There they are/ Smiling so wide/ Like there’s nothing to lose/ And nothing to hide/ They look forward with innocence/ She is his bride”) fino al doloroso momento in cui “Everything breaks/ Except the broken plates,/ Everything gets stolen/ Except the things/ You don’t want anyway”.

A nostro avviso, il testo della canzone “Whatever Became Of Her” non va interpretato in un senso generico (credendo, dunque, che sia questa la “regola” nella vita delle coppie sposate), bensì in un senso ristretto, che riguarda proprio la vita personale di Carly Simon… Infatti, con la sua eccezionale capacità di sintesi, l’autrice sorprende in poche righe gli elementi risalenti della sua relazione con James Taylor, gli stessi a cui ha fatto cenno anche nelle varie interviste.

Le confessioni poetiche sulla vita privata e interiore dell’autrice, come anche i tanti riferimenti a dei luoghi precisi della sua città New York – alla quale è dedicato l’intero brano bonus “When Manhattan Was A Maiden” – fanno di “The Bedroom Tapes” un album autobiografico tramite il quale Carly Simon senza riserve concede sé stessa nelle mani del pubblico. Per cui se vi sentite soli e cercate amicizia vera, ascoltatelo! (Magda Vasilescu)