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FRINGUELLO  "Déjàvu"
   (2026 )

Fringuello è il nome del progetto di Lorenzo Fringuello: una band ternana che definisce lo-fi il proprio sound. Dentro ci sento i Beatles e i Belle and Sebastien, come dichiarano loro, ma a tratti anche la tranquillità di certe cose dei Dire Straits, e tra folk e suoni psichedelici ne esce una specie di dream pop caldo e rilassante.

A volte faccio fatica a capire cosa sta cantando Lorenzo, alcune parole non sono immediatamente intelligibili. Non so se sia per il modo “masticato” di cantare, o perché in più casi sono presenti degli imprevisti verbi al passato remoto (“Ormai tu non mi incendierai, ti incendiai mai?”, da “Deki”; “Ai nodi noi, basta, sai a me mancò”, da “Ai nodi”), scelta interessante e poco usuale, ma che necessita di avere i testi davanti.

Anche i giochi di parole sono curiosi ma richiedono più ascolti per essere afferrati: “Vivere in aria, inala cose blu, ma settembre tornerai più in aria, così blu, ma sei soltanto tu che vivi in aria”. In “Souvenir” sento: “Lampioni di idee, ma è solo lunedì, affondo con te ma distesi e immobili”. Afferro bene che “Siamo in un film di Lars Von Trier”... spero non sia “La casa di Jack”!

L'eco dei Beatles si sente soprattutto in brani come “Mirò”, col suo ritmo shuffle su un pop leggero, o nel pezzo finale “Nei mondi”, dove il mellotron suona degli accordi su quarti regolari, come all'inizio di “Strawberry Fields Forever”. I Dire Straits invece mi sono venuti in mente per “In aria”, con quella corsa tanto veloce quanto dal suono pulito degli strumenti, che mi ricorda “Sultans of Swing”.

Curioso il minuto di “Franz”, che mischia italiano e inglese, e l'unico pezzo tutto in inglese, “Walking the cow”, che sembra raccontare di un mandriano sperduto: “I really don't know why I came here, I really don't know why I stay here, oh oh I'm walking the cow”.

“Orientati” è strutturata su tre accordi, di cui il terzo è la quarta con la settima minore, che tradotto significa che la canzone ha un certo sentore blues. Compare, come in “Nuvola”, l'ospite sassofonista, che qui ha un particolare momento dove resta solo con il basso.

L'elemento strumentale è la cosa che resta più in mente. Si fondano chitarra acustica e elettrica con riverbero e a volte tremolo, e soprattutto un basso dal suono bellissimo, seguito da una batteria secca e leggera, sempre tenuta abbastanza morbida.

Tutto questo dà l'idea di un sound vagamente vintage ma che in realtà può sempre essere attuale: basta ricordare che gli strumenti, suonati a mano, suonano così; i Fringuello sono portatori di una leggerezza autentica, non finta, che dà serenità. E se ti sembra tutto familiare, come la filigrana del film “The Holdovers” (che è del 2023 ma sembra del 1969), è perché è un “Déjàvu”! (Gilberto Ongaro)