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CARLO MARTINELLI  "Sbaglia porco"
   (2026 )

Ex cantante dei Luminal, Carlo Martinelli pubblica un nuovo album solista, costituito da 7 tracce di cui i testi sono stati concepiti con il processo della scrittura automatica, cioè ha scritto un flusso di pensieri, senza filtrarli e metterli in ordine, sopra una musica che sta tra il post-punk e il pop punk con suoni synth.

Credo che per capire questa “cosa”, bisogna prima ricordare chi erano i Luminal. I Luminal erano una curiosa band iconoclasta dall'atteggiamento aggressivo, dove la voce di Carlo Martinelli si alternava a quella di Alessandra Perna (che ora si chiama Etna, nome d'arte azzeccato, vista la sua personalità vulcanica). I Luminal erano suono punk pesante abbinato a testi non solo contro il mainstream, ma anche contro i finti alternativi, senza pretesa di essere più puri dei puri.

Alcuni titoli erano esplicativi: “C'è vita oltre Rockit”, “Ammazza i tuoi idoli” (traduzione letterale di “Kill your idols” dei Sonic Youth), “Odio gli idealisti”, “Carlo vs. il giovane hipster” (vi ricordate chi erano gli hipster?), “Lele Mora”, eccetera eccetera.

Ora Carlo Martinelli ha messo la testa a posto, indossato il frac e iniziato a cantare della vita di tutti i giorni, accompagnato da un pop patinato e scintillante... Ci avete creduto? Ma va là, pesce d'aprile in ritardo!

Il suono di Martinelli solista è sempre rock, ma canta melodie strette ed orecchiabili su beat elettronici. Si avverte l'urgenza nella scrittura, che emerge dal processo del flusso di coscienza: le cose escono dirette e disordinate. Ad esempio in “Martedì” canta: “T'ho visto ma non eri tu, se non rispondi morirò, è l'alba e siamo poveri, non prendi un whisky e vomiti (…) hai gli occhi di una sogliola, se ride sembra Voldemort (…)”.

“Impossibile riprodurre” dura 45 secondi ed è una confusione partita da una registrazione su cellulare. Dopodiché arriva “Roma ti stimo ma mi butti un po' giù”, che cita chiaramente “New York I love you but you bring me down” degli LCD Soundsystem, e pure il videoclip richiama l'originale, rimettendo al centro la rana Kermit dei Muppet.

Il brano si sorregge su un inquieto loop di pianoforte raggiunto poi dal beat sintetico. Vi riporto anche qui dei versi, ditemi voi cosa ne deducete: “Ti manca l'aria, ti chiudi in bagno, ed hai una faccia che Dio mio, mi sembra quasi un'altra. Sei sicura di essere tu? (...) Versa un po' di Fernet, whisky & cola, champagne. Una soubrette, Lafayette al bar del Cors' si mangia un cornett', 'na paperett' sta nell'acqua, fa splash (…) intanto il reddito mi opprime”.

Molti di noi millennials ci si possono rispecchiare, diciamo, per l'ennesima volta. Negli anni Dieci ci lamentavamo della nostra precarietà con la chitarra elettrica: ora ci lamentiamo della nostra precarietà coi suoni elettronici. È cambiato il suono ma non il malumore.

L'improvvisazione testuale accoglie un suono più acustico in “Un fiore e un bong”, ma resta intatto il senso di perdita e di disorientamento: “Se penso a come tutto quanto è andato perso, rimango ancora in piedi per un po', finché ho un fiore ed un bong per noi”.

A questo punto, la voce va tutta a destra e la chitarra tutta a sinistra, per poi nel finale tornare centrale. Non so perché, ma anche: perché no? Anche le scelte musicali sembrano decise a istinto, senza ragionarci, senza sovrastrutture o concept sottostanti.

“Tutto quanto” porta altra inquietudine armonica, con un giro di piano elettrico in tonalità minore, e il flusso continua contro l'idealismo: “Ero io o lei a perdermi in loop, non per gioco ma neanche per idea, come se un'idea fosse più di noi”.

Altri tappeti di tastiere avvolgono “Dubai ma non nel senso di Dubai”, tra fatalità e immobilità: “Forse è tutto deciso, non lo vorrei. Scegli il tuo cuore e non gestirlo mai”.

“Niente mai” conclude con una melodia rassegnata e parole di reazione: “Non importa, non importa, ok, boom, tutto cambia, tutto resta uguale, passa sopra il resto della folla, trova il suo rilievo naturale (…) riempi un secchio d'acqua e lemon juice, ti diverti o no? (…) ogni lasciata non è persa, niente mai. Niente può tenerti sempre in piedi, se tutto crolla e tutto va a puttane, passa sopra il segno di una siepe, trova il suo ricordo naturale”.

Come ai tempi dei Luminal, Martinelli mantiene quell'approccio di metascrittura, canzoni e testi che riflettono su canzoni e testi, e in questo caso, tra precarietà e redditi opprimenti, il concetto di “fallimento” è tradotto anche musicalmente nella costruzione di un album lasciato volutamente incompiuto, grezzo, chiamato programmaticamente “Sbaglia porco”, uscito per Sfera Cubica.

Speriamo che poi, però, alla pars destruens, già ampiamente esposta, prima o poi arrivi anche una pars costruens del pensiero. Questo esperimento va bene così; se il prossimo continua su questa china, il rischio è di diventare un “meme con troppi layers”... (Gilberto Ongaro)