recensioni dischi
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NEWT.  "Voider"
   (2026 )

I Newt. sono una formazione nata due anni fa fra Bologna e Gradara dall’idea di musicisti con una certa esperienza in diverse realtà della scena italiana (Marnero, ED e Antares) e da poco giunta al debutto discografico con “Voider”, pubblicato a fine febbraio.

Coerentemente con l’idea del 1993 come ultimo anno davvero felice, prendendo in prestito le parole della stessa band, i Newt. cercano di costruire un ponte tra quel periodo e la sua estetica musicale e l’oggi.

Il risultato è un suono diretto e analogico, che attinge dal rock alternativo nato all’alba di quel decennio e che mostra pulsioni noise e (post-)grunge, con una scrittura ruvida e senza fronzoli.

Tra i riferimenti musicali dei Newt., ovviamente, ci sono giganti come Nirvana e Pixies, ma anche Melvins, Mudhoney e Motorpsycho, in una continua ricerca di equilibrio fra abrasività, potenza e tracce melodiche, mentre il mastering è stato affidato a Jack Endino (Nirvana, Mudhoney).

Tra gli episodi migliori di “Voider”, indubbiamente, accanto ad “Acetoned” e alla sua elettricità, ci sono anche “Saturnine” e “Nobody”, due brani in grado di raccontare l’anima più melodica della band.

I Newt. debuttano con un album che sa come e quando rallentare, ma soprattutto che riesce a essere fresco e attuale nonostante lo sguardo chiaramente rivolto al passato.

Questa piccola grande impresa è una bella notizia per chiunque sia nato e cresciuto con l’alternative e il grunge degli anni Novanta. (Piergiuseppe Lippolis)