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LE CANZONI GIUSTE  "Sotto la panca"
   (2026 )

Quando in una band convivono elementi come ironia, forza d’urto, empatia e “much fun”, immaginate quanto sia entusiasmante portare avanti per anni un progetto cosi senza avvertirne la fatica?

E’ dal 2018 che il quintetto pescarese de Le Canzoni Giuste calca le scene con naturalezza e qualità, arrivando al quarto album “Sotto la panca” (con 13 brani!), raccogliendo, in itinere, rinnovati consensi e simpatie con slancio sincero.

Nella loro proposta frullano pop, rock, rap, cantautorato e bizzarrie scritturali, che sono un po' il fiore all’occhiello del collettivo abruzzese.

Tra humor stralunato e folle genialità, i ragazzi avviano il motore del disco col carattere monello della titletrack ed un cestino indie-pop di “Fragole”, mentre il gioioso singolo “Spoiler” appiccicca di brutto e, poi, strizzando l’occhiolino a Caparezza, sfila la dinamica “Sono un fico”, concedendosi “Tempo” per fornire un’altra traccia pazzoide.

Con “Benito”, il treno di LCG sfreccia su rotaie ska-wave, sbandando lievemente con l’astratta “Sushi 3000”, ma facendo felice il coreografo Tohru Dance, che le adotta per la sua arte.

Cori autoritari condiscono la miscela interessante di “Gengis Khan”, tra rap, rock e refoli di charanga. Ma c’è una canzone “seria”? No! E, a dirla tutta, neanche la vorrei: mi sto divertendo di brutto insieme a “Giuliano” e all’autoflagellante “Le Canzoni Giuste mi fanno cacare” ma, mentre la senti, capisci che loro se la ridono sotto i baffi.

Infine, giocando col celeberrimo scioglilingua, “Sotto la panca” chiude la lista con atmosfera da sagra paesana, colorata da pennellate di sorprese sonore a go-go.

Invece di ascoltare certi (t)rappers sfigati, stonati, che si lagnano di tutto, nutriamoci della freschezza dadaista di Iacopo, Luca, Bruno, Marco e Samuele: scrivono sempre Le Canzoni Giuste al momento giusto. (Max Casali)