recensioni dischi
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STATE OF NEPTUNE  "A gambler's demise"
   (2026 )

Se penso alla Sicilia in generale, mi faccio una certa idea.

Del clima, del cibo, delle persone, del territorio, della storia, dei paesaggi, del folklore.

Ecco, l’ultima cosa che potrei associare alla Trinacria è una band che propone un post-hardcore in inglese, truce e ferale, aggressivo e torvo come quello portato in dote dagli State of Neptune. Intendiamoci: è un vero piacere, ed un’altrettanto gradita sorpresa.

I palermitani Francesco Dalia, Manfredi Mansueto ed Elia Franzella, al debutto lungo nel 2022 con “Pulp Of Stones”, tornano oggi a brutalizzare il cadavere del rock con le sette tracce abrasive di “A Gambler’s Demise”, veemente assalto sonoro di ventisei minuti su etichetta Overdub Recordings, lavoro cupo e fragoroso, compatto e denso, diffidente e malevolo, compendio di ferocia in purezza a base di elettricità disturbata, urla strozzate, drumming frenetico.

Schegge grind (la bruciante, fulminea opener “Now I Remember My Face Again”), derive stoner (“Pool Of Consciousness”) ed un wall of sound granitico ed impenetrabile, che ben di rado concede requie e lascia filtrare un barlume di accessibilità (“Stone Lady”), delineano il perimetro di un disco focoso ed aspro, introverso e pessimista.

Racchiuso tra la bordata di “Killersplinter” (tra Jesus Lizard e Shellac, con corredo di testo gelido à la P.I.L. di “This is not a love song”, grida belluine, dissonanze deraglianti e clangori assortiti) ed i sette minuti e mezzo della title-track, che apre zoppicante, lievita in un delirio parossistico, naufraga infine in una coda slegata con inattesa variazione armonica avulsa dal tema portante, l’album va alla deriva col suo carico di rabbia compressa, traghettando anime ed intenzioni verso il baratro prossimo venturo.

Amaro e noia la vita/e fango è il mondo: se cercate una colonna sonora per descrivere vuoti a perdere, aspettatevi buie frequenze e ritmo impazzito, la crisi dell’anima ed un grigio malessere che miete di continuo le sue vittime, senza sconti, prigionieri, concessioni. (Manuel Maverna)