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STATUTO  "Tempi moderni"
   (2026 )

A quasi trent’anni dalla sua prima pubblicazione, “Tempi moderni” degli Statuto rivede la luce remasterizzato in versione doppio vinile 180 grammi.

Per la formazione originaria di Torino si trattava del sesto album in studio, nonché di una virata piuttosto netta verso un sound pop rock fortemente influenzato dal britpop e dalla battaglia, anche molto mediatica, fra i due colossi di quei suoni e di quell’estetica: gli Oasis e i Blur.

Introdotto dal rock spigoloso de “L’attimo fuggente” dopo i primi secondi di “Intro” e suggellato dalla versione radio cut di “Non finirà”, uno dei pezzi più vicini a quei fratelli Gallagher a cui, nel 2002, gli Statuto avevano anche aperto il tour, l’album si allontana parzialmente dallo ska dei lavori realizzati prima del 1997, con le uniche vere eccezioni rappresentate da “È stato”, “Non sei come noi”, dedicata all’ex manager, e in parte anche “La Guardia del Corpo”.

Il resto della tracklist, invece, spiega perché nei credits figurino diversi mostri sacri della musica britannica dagli anni Settanta in poi, come nel caso di “Neanche lei”, che strizza evidentemente l’occhio ai due fratelli di Manchester.

Con “Tempi moderni”, gli Statuto cominciavano a esplorare orizzonti diversi da quelli già sondati, confermando di essere una band fedele solamente a sé stessa, alle proprie ispirazioni e ai propri riferimenti artistici. Questa nuova pubblicazione è un’opportunità per riscoprire un bel capitolo del (pop) rock italiano degli anni Novanta, impreziosito anche dal grande lavoro svolto in fase di produzione dal compianto Carlo Ubaldo Rossi. (Piergiuseppe Lippolis)