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U2  "Easter Lily EP"
   (2026 )

Gli U2 tornano a sorpresa con ''Easter Lily'', un EP di sei tracce che sembra voler rallentare il battito dopo la tensione più esterna di ''Days of Ash''. Qui il tono cambia: meno urgenza politica, più introspezione. È come se la band avesse deciso di chiudere la porta, abbassare il volume del mondo e ascoltare cosa resta dentro.

Non è un lavoro pensato per fare rumore, e forse è proprio questo il punto. ''Easter Lily'' si muove su coordinate più raccolte, quasi fragili, dove la scrittura prova a tenere insieme memoria, perdita e una forma di speranza che non è mai urlata. Il riferimento dichiarato a Patti Smith non è solo simbolico: c’è davvero un’idea di rinascita, ma filtrata attraverso uno sguardo adulto, consapevole.

Le sei tracce scorrono come un unico racconto. L’apertura imposta subito un clima sospeso, quasi meditativo, mentre i brani centrali lavorano su atmosfere più intime, dove la voce di Bono torna a essere il vero centro emotivo. Non cerca più lo slancio epico degli anni d’oro, ma una misura diversa, più trattenuta e forse proprio per questo più credibile oggi.

Ci sono momenti in cui la band sembra voler tornare a una semplicità essenziale, lasciando spazio a melodie pulite e arrangiamenti meno stratificati. Non sempre tutto resta impresso al primo ascolto, ma è un EP che cresce piano, senza forzature. Più che singoli, qui contano le sfumature.

Il risultato è un lavoro che non punta a ridefinire il suono degli U2, ma a raccontare una fase. Un passaggio, se vogliamo, verso qualcosa di più grande che arriverà con il prossimo album. In questo senso, ''Easter Lily'' funziona proprio come una pausa consapevole: un momento di raccoglimento prima di tornare a essere quella macchina live che da sempre definisce la band.

Non è un EP immediato né spettacolare, ma ha una sua coerenza emotiva. E in tempi in cui tutto corre e si consuma velocemente, questa scelta di rallentare e guardarsi dentro ha un valore preciso. (Sara Stella)