PROGETTO M.B. "Ostiando"
(2026 )
Da veneto, ho riso leggendo il titolo di questo nuovo album: “Ostiando”. Poi ho letto che si riferisce a Ostia, e il nome dell'album è nato da un errore di battitura al telefono; ma da noi, “ostiare” significa un'altra cosa...
Marco Bucci è attivo dagli anni Novanta col suo Progetto M.B., e ha anche una propria etichetta, la Tubogas Produzioni, con la quale, assieme a Zeit Interference e Dischi del Minollo, pubblica ora “Ostiando”, album dedicato a Ostia, il suo quartiere, da cui trae ispirazione per realizzare dei quadretti sonori, così li definisce, ed è un termine calzante.
Si tratta di nove brani strumentali. La voce interviene solo ogni tanto, cantando il titolo della traccia, ma si tratta di un altro strumento alla pari con gli altri: sintetizzatori, chitarra, batteria elettronica e giocattoli.
Ne esce così un suono colorato e sempre tendente al chiaro. Anche quando le atmosfere si fanno surreali, non sono mai oscure, buie, al contrario di quelle di Slow Wave Sleep, progetto di Emilio Larocca Conte al quale ho pensato quasi subito, ascoltando queste lunghe digressioni dialoganti tra loop elettronici e chitarre. Ci sono divergenze ma anche affinità.
Per certi versi, usando una sinestesia tra suono e immagine, alcuni brani sembrano “felliniani”. Sarà forse perché gli intrecci armonici e melodici a volte danno esito “circense”, come fosse un caleidoscopio di scintille e ghiribizzi, fatti volteggiare dai giocolieri. Questo provo soprattutto al centro della titletrack, lunga 14 minuti.
L'altro brano lungo, che arriva a 15 minuti, è “Ostia Mentis”, sorretto da un riff di chitarra costruito su una scala con diversi cromatismi. Alcuni brani sono più distorti di altri, come il minuto di “Ottobrata”, che indugia, sommando i suoni, nel creare dei tritoni.
Concettualmente, l'album segue il tempo di una giornata, perché la traccia d'introduzione si chiama “Levante”, e quella di uscita “Ponente”. Apprezzo il fatto che venga dichiarato l'utilizzo esplicito di “elettronica povera”, contro lo snobismo delle attuali produzioni iper pompate, con eccesso di bass drop e compressione estrema, per essere sempre più smargiasse.
I suoni d'infanzia, specie per chi l'ha vissuta nell'epoca dei primi protocolli midi, sono proprio quelli a bassa risoluzione, quelli “freddi” e poco realistici, a differenza degli attuali VST che riescono a imitare alla perfezione ogni strumento. Riappropriarsi dei suoni delle tastiere giocattolo (anzi, proprio delle pianole, in questo caso) e inserirle nella propria estetica, significa evocare quel tempo e quello spazio amico e vicino.
Io credo che la stessa sensazione la proverà chi è piccolo oggi, e ha visto i primi scarsi risultati delle immagini fatte con l'IA, che nel giro di 2 anni sono diventate più realistiche (e pericolose). In futuro, molti adulti rimpiangeranno quel breve periodo di “qualità scarsa”, perché è quella più vicina alla dimensione ludica e spensierata.
Così, “Ostiando” restituisce la personale visione di M.B. del quartiere di Ostia, trasformata in suoni e in costruzioni armoniche che rappresentano i sentimenti e il fascino scaturito dall'osservazione. (Gilberto Ongaro)