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GIANGILBERTO MONTI  "Voci ribelli"
   (2026 )

Giangilberto Monti è uno storico cantautore, attore e scrittore che fa parte della scena milanese, a partire dagli anni '70. Musica e teatro si fondono nel suo stile, e nella sua carriera si incontrano nomi come quello di Dario Fo, ma anche di Aldo e Giovanni (senza Giacomo), Roberto Colombo, e Flavio Oreglio, nella pubblicazione di libri sulla storia del cabaret.

Grazie a “Voci ribelli”, uscito per Warner Music/ The Saifam Group, possiamo riscoprire 8 brani storici del suo repertorio e due inediti. In quest'occasione, le canzoni vengono reinterpretate con un arrangiamento diverso, realizzato dai musicisti magrebini Hicham Benabderazzik, Daniel Tuna, Badreddine Bazgua e Adil Nadif; registrato a Casablanca e mixato a Milano.

Diverse canzoni ci fanno viaggiare dal Nordafrica al Medio Oriente. “Dal vostro inviato speciale”, cercando il testo dell'originale, è dedicata a Beirut. In questa versione il riferimento diretto alla città viene celato, perché il ritornello è cantato in francese.

Italiano e francese si mescolano anche ad “Algeri 54”, brano che rievoca la prima guerra d'indipendenza algerina: “Chi semina odio raccoglie il suo odio, che resta col tempo, ed anche il deserto può cambiar di colore, diventar più violento. La mano di un bimbo si trasforma in un pugnale, l'orgoglio di Francia comincia a tremare”.

“Tic Tac” riflette sul tempo, che sembra lento ma nel giro di poco tempo, nelle zone di guerra, accelera: “La vita continua con il sole che penetra le ossa, il sibilo di un aereo ogni tanto viene e scava una fossa. La vita continua, la gente esce e fa la spesa, neanche i cani si vedono di sabato, la città per tutti è già chiusa (…) Tic tac, alle 13 una bomba, e in quindici sono morti. Tic tac, e alle 16 un pugno arriva a terra e in 200 sono morti. Tic tac, le 17, e venti mostri arrestati in Giordania (...)”.

“Balthazar” evoca il conflitto basco, schierandosi dalla parte delle istanze euskadi contro Madrid: “Per quanto Balthazar dovrai ancora aspettare, per quante lune e soli dovrai il grano tagliare, sapendo che Felipe non ti potrà aiutare (…) E come picchia il vento laggiù a San Sebastiano, i passi sono pietre nascoste nella mano”.

Rispetto alle versioni originali, queste sono ricche di inserti di flauto, come quello di “Sul confine” e poi di “Metrò”. Quest'ultima ci riporta in Italia, nella follia milanese: “Ci stiamo abituando tutti agli occhi scuri, al freddo caldo freddo delle luci viola, ormai questa città non la possiamo più guardare, ci voglion le gallerie per potersela immaginare. Hai una bocca da metrò, chiedi a tutti come sto, se ci fosse un bacio vero che mi porti non lo so”.

In questa veste, “Metrò” sembra una delle divagazioni sudamericane di Rino Gaetano (come “Ahi Maria”), ma in realtà recuperando la versione originale, scopriamo che si tratta di un brano new wave puramente anni Ottanta, che non a caso vede la collaborazione di Alberto Camerini, da un album scritto con Flavio Premoli (ex PFM), “Guardie e ladri” del 1982.

Lo sguardo si fa più intimo con “Una bella coppia”, osservando la vita degli altri: “Come quando al bar si dice guarda quei due, sembrano felici”. La coppia ideale si cerca nel quotidiano: “Ritrovarsi a cucinare tra un budino ed un ti amo. E sognando, progettando viaggi per il mondo”.

“Monsieur Dupont” mantiene il ritmo in levare in acustico, per un racconto che sa di poliziesco, tra figure in incognito e fedine penali poco pulite, ambientata in Francia, dove restiamo passando al primo inedito. “Modì” racconta la difficoltosa vita di Modigliani nel soggiorno parigino: “Sei venuto qui a sputare le tue malattie italiane. Parigi non è fredda, ha per tutti un'ora, buoni i tuoi disegni, amaro vino in gola”.

Anche in questa canzone, lo sguardo biografico si allarga alla storia, accennando all'arrivo della Prima Guerra Mondiale attraverso una prostituta: “L'algerina sul divano, con lei qualche ufficiale, pagando è stato uomo”. La nazionalità non dev'essere casuale, perché rimarca la presenza coloniale della Francia nello stato africano, preludio a quello che poi sarà raccontato in “Algeri 54”.

E quindi l'album si chiude ritornando in Africa con l'altro inedito, spostandoci in Marocco. “Casablanca” è stata composta con Rocco Tanica, e si sente, nella scelta dei suoni spiritosi scelti, che si sposano con il tono ironico delle parole di Monti: “E un bambino se ne va in un mare riciclabile di ecologica spazzatura (…) Andiamo a Casablanca, andiamo tutti là, facciamo una vacanza come mille inverni fa”. Il ritornello sarà poi ripetuto in napoletano.

“Voci ribelli” è una bella occasione per riscoprire un tassello in più dell'affollata scena milanese del secondo Novecento, e una penna dallo stile personale, che non teme di prendere posizione, né di far ricorso a una scrittura poetica. (Gilberto Ongaro)