recensioni dischi
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PRAED  "Al wahem"
   (2026 )

I Praed sono il duo formato dal musicista svizzero Paed Conca e dall’artista libanese Raed Yassin.

Attivi dal 2026 e cresciuti nella scena sperimentale libanese e poi in quella di Berlino, la formazione ha da poco pubblicato “Al Wahem” (in arabo “L’illusione”), un album di quattro brani che torna all’identità più pura della band: un intreccio fra la musica shaabi, un genere popolare egiziano, elettronica, improvvisazione e un afflato urban e stradaiolo.

Il disco si apre con la titletrack, lunga venti minuti, caratterizzata dalla doppia batteria di Pascal Semerdjian e Ayman Zebdawi e sviluppata, poi, con synth che si ramificano. Gli inserti di clarinetto e basso, unite alle brevi parti vocali dello stesso Yassin e di Mayssa Jallad, impreziosiscono un contesto già molto ricco.

“Al Hathayan”, più breve, segue l’incedere imprevedibile del clarinetto di Conca e i loop elettronici che appaiono e scompaiono, con la darbouka sullo sfondo, mentre “Al Maraya” è segnata da atmosfere più stratificate.

“Assarab”, in chiusura, con la partecipazione del tastierista Amr Said, rappresenta un momento in cui l’interplay e il tema dell’illusione toccano probabilmente l’apice.

I Praed confermano ambizione e visione con un album ipnotico, che sfuma il confine tra suoni acustici ed elettronici attraverso una incessante giustapposizione di elementi: “Al Wahem” illude, affascina, richiede di perdersi al suo interno. (Piergiuseppe Lippolis)