ROSENDORF "Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone"
(2026 )
Realizzare il disco d’esordio ingloba, spesso, la summa delle esperienze accumulate, e credo che non sia male la scelta di non affidarsi ad un produttore che ti detta ciò che devi fare, perché i brani nascono nella totale spontaneità e con la precisa volontà di amalgamarli a propria immagine e somiglianza.
Quindi, tanto di cappello per Rosendorf (Enrico Nanni) che ha concepito il suo debutto solista “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone” senza subire influenze esterne, affidandosi solo alla produzione artistica di Beatrice Antolini, la quale co-firma 2 brani: la toccante “Io non ci sarò” e la fantasiosa titletrack, eletta anche a singolo.
Si sente che la profondità narrativa di Enrico necessitava di un respiro solista, dopo aver militato per 16 anni negli Aut, e questo si può riscontrare facilmente anche nelle altre 6 canzoni del disco.
Dopo l’estatica intro di “Il canto della sirena”, Rosendorf parte forte con l’altro singolo “Quello che conta”, che delinea un dinamico stilismo interessante tra La Crus e Fabio Cinti: top!
Invece, “La sgualdrina e l’aeroplano” decolla con formula deliziosamente pop-indie, mentre echi di Baustelle s’insinuano nell’accattivante “Pola, addio”, ma con premura narrativa di tutto rispetto.
Come dicevo prima, per Rosendorf “Ora è semplice” raccontarsi a ruota libera, senza catene e vincoli contrattuali e, a conti fatti, ci guadagna il risultato finale.
Sentite che brividi ci lascia sulla pelle nella conclusiva ed intensissima “Ti riconosco”, con suggestive carezze pianistiche deputate al sogno libero e leggero...
La canzone d’autore (ri)trova un degno rappresentante nel nome di Rosendorf. Bravo Enrico! (Max Casali)