recensioni dischi
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FLEA  "Honora"
   (2026 )

Cosa significa sperimentare oggi senza fermarsi ai limiti di un genere, di una moda, di un linguaggio, di una maschera che si indossa per obbligo, e se la togli dietro non c'è niente?

Ce lo insegna da par suo una pulce molto vivace ossia l'incontenibile Michael Peter Balzary, meglio noto come Flea, con questo disco (da sentire nella sua interezza, non come somma di parti, come un messaggio sonoro compatto e fluido al contempo) che è bit dopo bit una continua sorpresa, un massaggio mentale e fisico e anche una conferma per chi adora come me questo sornione mattacchione.

Che oltre a costituire il fondamento virtuosistico del sound dei Red Hot Chili Peppers di cui è unico membro stabile fin dagli esordi, e come il frontman ha fatto come noto anche l'attore (lo ricordate adorabile nichilista ne "Il grande Lebowski"?).

Qui oltre al basso suona la tromba, e ci regala un album ipnotico che parte da lontano, progettato fin dagli anni Novanta, e che vuole andare lontano e restare come un classico istantaneo, pieno di sfumature, scogli, anfratti, fiordi, voli pindarici e suggestioni subliminali, oltre che di ospiti e compagni di viaggio stellari, da Nick Cave a Thom Yorke.

Lisergico quanto basta per non essere eccessivo, colto senza essere snob, preciso e netto e mai ridondante, nel solco della tradizione jazz ma guardando decisamente oltre, sopra e sotto, di lato, insomma da gustare ascolto dopo ascolto.

Voto 10, per me finora disco dell'anno. (Lorenzo Morandotti)