recensioni dischi
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SUZI QUATRO  "Freedom"
   (2026 )

Onore al merito.

Se non avete letto il nuovo irresistibile romanzo di Michele Mari edito da Einaudi "I convitati di pietra", ecco un altro bel modo per interrogarsi sulla senilità e i suoi dintorni etici, sociali e poetici.

Il nuovo disco di Suzi Quatro è, oltre a una sferzata di energia per il risveglio, un esempio di resistenza (non abuso del volgare termine che finisce in -lienza, ha stufato) che sull'altare del rock, fatto di miti, stereotipi e tanti buoni o cattivi maestri, sacrifica magnificamente il senso di una vita.

Marketing? Tenera ingenuità di fronte all'irrimediabile? Voglia di fare nonostante tutto? Chissenefrega, quando avevo dieci anni o poco più Suzi (che quest'anno torna a esibirsi in giro per l'Europa) mi sembrava la quintessenza della trasgressione sexy (Samantha Fox sarebbe venuta dopo), e già allora mi arrivava per mediazione mediatica.

Ora, come dice lei stessa, sceglie di essere sé stessa senza freni e senza veli e va a briglia sciolta e non ha più niente da dimostrare a nessuno, e al di là del bene e del male ci regala un altro cofanetto di canzoni, una con Alice Cooper nientemeno, suo sostenitore di vecchia data.

E poi Susanna Kay Quattrocchi, di origini abruzzesi, è una bassista (fedelissima al suo Fender Precision), e alle bassiste (Tina Weymouth in testa) va tributato onore.

Non a caso il disco si intitola come un manifesto per questi anni strani e difficili, ''Freedom''. Certo per il rock la senilità è un problema, chissà chi verrà dopo questi miti che a poco a poco si apprestano al congedo e si avvicinano all'età della pensione, e si ostinano a non appendersi al chiodo.

Intanto godiamoceli, la vita è troppo breve per edulcorarla senza coglierne il valore attimo dopo attimo e anche questa musica ce lo ricorda, basta non fare troppe domande e non chiederle più di quel che può e vuole dare ed è già molto, anche se le corde vocali non sono più quelle di un tempo.

Voto 8. (Lorenzo Morandotti)