HEDEROSGRUPPEN "Torsdag 24 april 2025"
(2026 )
Un ricordo di famiglia che credo sia condiviso da chi è del secolo scorso. Volevi fare la foto di Natale con la macchina fotografica analogica? Se mettevi tutti in posa e fai dire “ciiis”, spesso le espressioni risultavano forzate: chi mostrava sessantaquattro denti, chi restava a bocca semi aperta perché stava per starnutire, chi chiudeva gli occhi e così via. Le migliori foto spesso erano quelle scattate mentre i soggetti non sanno di essere fotografati: le espressioni erano naturali, spontanee.
Questo è un eterno problema irrisolvibile, per chi registra musica jazz. Se i musicisti sanno che la loro performance sarà registrata, tenderanno inevitabilmente a strafare, o al contrario saranno intimiditi e contenuti. In ogni caso, sapere di essere immortalati modifica i comportamenti.
Testimonianza personale: con la mia prima band di amici, siamo riusciti a incidere il nostro peggior concerto, forse proprio perché sapevamo di farlo: stecche, impappinamenti di ritmo, il batterista che chiude la canzone senza lasciar spazio al chitarrista, che stava generando l'assolo della vita...
Ecco perché quest'album è prezioso. Perché il 24 aprile 2025, gli Hederosgruppen, acclamato gruppo jazz svedese, si sono esibiti al Jazzstudion di Umeå, e solo pochi giorni dopo hanno saputo che il fonico li aveva registrati di sua iniziativa. Egli ha così catturato la loro essenza dal vivo, senza le pressioni psicologiche tipiche di chi SA di fare un disco live.
Otto sono i brani presenti in “Torsdag 24 April 2025”, uscito per HOOB Records, e sono l'occasione per mostrare la capacità degli Hederosgruppen di trovarsi a proprio agio in situazioni molto diverse. Il brano d'apertura, “Luftskepp”, è caratterizzato da un riff ritmico di contrabbasso e tastiera pieno di pause, quindi molto saltellante e intrigante.
Andiamo con ordine: gli Hederosgruppen sono Martin Hederos a pianoforte e organo, Emil Strandberg alla tromba, Andreas Sjögren al sax tenore e soprano, Josef Kallerdahl al contrabbasso e Konrad Agnas alla batteria. Le loro sonorità spingono a volte verso un classico bebop, a volte in un groove che ammicca al funk, ma i suoni d'organo di Hederos spesso spingono nella psichedelia anni '60.
Quest'ultima si sente nelle oscillazioni del suono di tastiera presente in “It's a shane”, alternate da un tema vivace di tromba e sax all'unisono. Il passaggio dal brano precedente a questo è praticamente inesistente: sebbene i due temi siano chiaramente diversi, l'esecuzione è fluidamente unica.
La stessa cosa accade più tardi, collegando “Mjuk grupp” e “Kniven”. L'attenzione resta alta anche nell'incedere lento e malinconico della tromba di “Har kommer en dikt jag skrev inatt”, complice l'interplay con la sezione ritmica e il pianoforte, e anche la sorprendente sequenza armonica, nello sviluppo dell'assolo di sassofono.
Gli applausi del pubblico lodano la lenta fine smorzata di questo brano così espressivo, e avviano la traccia successiva: “Lurlat”, aperta da un pedale di contrabbasso, colorato delicatamente dal batterista con percussioni simili al cimbalo. Il resto del brano procede in un clima sospeso, che approda poche volte all'accordo fondamentale, e quando lo fa, il bassista “scappa” subito nella terza dell'accordo, in modo che non ci sentiamo mai “arrivati”: vaghiamo nella musica, fino alla fine.
“Allt ledde hit” ha la forza di un “inno” jazz, nel senso che il tema è incisivo fin dall'inizio, quando è suonato solo da tromba e sax, senza accompagnamento. Quando poi si aggiungono gli altri tre, l'organista ci dà proprio quelle vibrazioni sessantiane festaiole.
Al contrario, “Mjuk grupp” è in tre fasi molto diverse. Il pianoforte solista avvia un tema malinconico e delicato, ma al centro, le improvvisazioni portano ad un caotico free jazz; il pianoforte poi riporta l'andamento della musica a una riappacificazione meditativa. Ma tutto accade con naturalezza, senza strappi, come nulla fosse. Forse è l'episodio più significativo, per mostrare di cosa sono capaci gli Hederosgruppen.
“Kniven” è dominata dalla tromba, ma ci sono delle fasi di trillo condiviso dai fiati, che diventano poi il punto di riferimento anche in fase di assolo. Infine, “Jennie” è il brano della buonanotte, un tema tranquillo e sussurrato, quasi commovente ma che non scivola mai nello strappalacrime.
Raffinatezza, spontaneità ed energia sono tre aggettivi per riassumere questa performance live degli Hederosgruppen, che fa capire perché siano così rinomati. (Gilberto Ongaro)