recensioni dischi
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MOORDER  "Moorder III"
   (2026 )

Avevate mai pensato ad un CD che riesca a coniugare i filoni musicali più vari ed improbabili, dal rock (prog compreso) alla fusion, dal jazz all’elettronica al funk, dall’improvvisazione alla sperimentazione, nel segno del geniale Frank Zappa? Eccovi serviti.

Attivi dal 2007, i Moorder (Alessandro Lamborghini, chitarra; Simone Pederzoli, trombone; Daniel Dencs Csab, Batteria Alberto Danielli, tuba, Cinzia Zaccaroni, basso e voce) sono al loro terzo atto discografico dal semplice titolo ''III'' (nomen omen). Il disco si colloca sulla scia dei due precedenti, il primo come autoproduzione e dal secondo (''II'', 2014) con Lizard Record, etichetta che i nostri lettori ben conoscono (anche) per il suo saper proporre e valorizzare produzioni tanto benemerite quanto coraggiose: repetita iuvant.

La band darebbe grattacapi a chi è preso da smanie classificatorie, utili sì (o meglio, forse), ma se intese come fine e non come mezzo finiscono per ingessare la natura stessa della musica, ovvero il suo élan vital (per dirla con Henri Bergson) che mal si adatta a qualsivoglia etichetta. E se una delle sue più nobili finalità consiste nella capacità di far breccia nei vissuti dell’ascoltatore, lo scrivente ne è testimone. Mi sia consentito un breve aneddoto personale, l’esempio vale più di cento discorsi.

Rientrando a casa con un bel giramento di scatole (in gergo scientifico: umore disforico) con “giustificati motivi” (beh, soprassediamo), preso da cupi pensieri, inserisco ''III'' nel lettore e inizio a fare quanto dovevo. Trascinato gradatamente in un contesto sonoro dissacrante, ironico, direi “buffo” nel senso migliore del termine, nell’arco di breve tempo… toh! l’umore era cambiato. D’accordo, non certo i (presunti) motivi scatenanti l’umore disforico, ma il modo di viverli che poi è quel che conta. E come si sa vivere meglio i problemi aiuta a trovare delle soluzioni.

E se la quintessenza di questo disco si fondasse in un’originale compresenza di suoni graffianti e rilassanti, acidi ma dolci, seri ed ironici, consonanti e dissonanti? Caratteristiche ossimoriche? Contraddittorie? Ambivalenti? Sì certo, embè? Non è così la vita e di conseguenza la musica che ne esprime i vari momenti? Tecnicamente ineccepibili, mi sono arrivate delle vox populi che la bravura dei Moorder si esprime pari pari in concerto. Morale della favola: band e disco da non perdere. Buon ascolto (e buon concerto). (MauroProg)