recensioni dischi
   torna all'elenco


P.TRAMPETTI, A.ANTICO, J.ROMANO & A.RONGA  "Anime delle Due Sicilie"
   (2026 )

La storia ci ricorda che, un tempo, Campania e Sicilia erano unite sotto lo stesso Regno delle Due Sicilie, che però indicava la dicitura “due”, perché era comunque l'unione di due regni, quello di Napoli e quello di Sicilia. Le due identità hanno quindi convissuto e certamente comunicato, ma sono sempre rimaste ben distinte.

L'album “Anime delle Due Sicilie” fa incontrare figure storiche della musica di entrambe le regioni. Patrizio Trampetti, compositore napoletano, cantautore, attore e figura chiave della Nuova Compagnia di Canto Popolare, incontra Alfio Antico, cantautore siracusano, attore e tra i più famosi suonatori di tammorra, il tamburo a cornice alla base della tammurriata.

Con Trampetti arriva Jennà Romano, cantautore partenopeo e leader dei Letti Sfatti, mentre accanto ad Antico c'è Amedeo Ronga, contrabbassista legato ad Alfio; su YouTube si può vedere una loro esibizione in provincia di Aquila, dove suonano quella che viene definita “psichedelia occulta”, che è un jazz-folk con connotazioni dark e ipnotiche.

I quattro artisti mettono a confronto le due musicalità e soprattutto le due lingue, creando un unico suono “del sud”. La prima canzone, “Nunn'erano mille”, mi ricorda per direttissima una lezione di storia della mia prof delle superiori: spiegando il processo dell'Unità d'Italia del 1861, disse che il sentimento patriottico fu una questione di nobili e alto borghesi letterati, illuminati.

La popolazione invece era “amorfa”, esclusa dalla comprensione di questi cambiamenti di potere. Infatti, nella suggestiva canzone d'apertura, Alfio impersona un uomo seduto a Marsala: “Sotto il sole di Marsala m'assettavo a talìa u mari”. Patrizio racconta dello sbarco dei Mille garibaldini, ma il brano smonta la narrazione eroica: “No, nun erano mille, so' sicuro nun erano mille, so' ignorante ma saccio contare, nunn'erano mille ve lo posso giurare”.

Con la cantante ospite portoghese Nathalia Sales, torniamo all'attualità più stringente. “Vite perse” ricorda le vittime delle guerre, che riportate dai notiziari le percepiamo solo come informazioni: “Tutte 'ste vite perse, per noi so' solo nummeri, son pagine 'e giornale, nun so abbracci carnali”.

Si passa ai sogni e ai sentimenti con “'A Sicilia senza ponti”: “Sugnu contento picchì, picchì oggi abbraccia tia, tu abbraccia mia. Picchì iu campo pi tia”. Con “Sentimentu” tornano a incontrarsi le due lingue, entrambe accompagnate dal trillo del mandolino, dal violoncello e dalle percussioni. A metà canzone, il ritmo si accende. La tammorra si fa sentire, il basso si fa pulsante, infine si accende la danza. Elementi naturali decorano il testo, come l'albero di carruba sotto il quale dormire, e i tre fiori di zagara.

“'Ntiempo 'e guerra” è una lenta riflessione, accompagnata da chitarra e fisarmonica, sulla donna che resta sola a casa quando l'uomo è in guerra: “Nun veghe l'ora cca passa 'a nuttata, je a notte no dormo, pensanno a te. Nun veghe l'ora cca vena rimane, ca me strigni 'nte braccia, e me fai suspirà. 'Ntiempo e guerra non s'arreposa, e l'ammore se fa cu na scusa. Je me pento che song' già sposa, facci' peccato tri vote, quanno vulesse murì”.

Il ritmo si accende con “Suonno fujente”. Jennà Romano aggiunge i suoni acidi di clavinet sopra i tamburi, e una progressione armonica avventurosa (complice la scala lidia), e anche le parole invocano un movimento impetuoso: “Curre ca cammisa 'a fore”. Il protagonista sembra correre per voler sfuggire alla morte: “Nun gghi 'e pressa ca po' muore tante 'o core se fermarrà”.

Chiude l'album “Senza vele”, dove la chitarra ha un incedere drammatico e anche una particolare elaborazione del suono. Trampetti canta di solitudine e smarrimento, consigliando di guardare le stelle: “'Esta vita è comm' na saiuta, nun trove mai a nisciuno ca t'aiuta, i si nu jurni nu sai che fare, ti restano li stelle, li stelle ra cuntare”.

Questa joint venture è fruttuosa; è tecnicamente un supergruppo, perché unisce membri di realtà musicali diverse già affermate, unendo le forze in maniera esponenziale e ottenendo un esito “interculturale” in seno alla scena italiana, che dall'estero potremmo chiamare “world music”, ma in questo caso è il nostro world. Una bellissima testimonianza di poesia e umanità. (Gilberto Ongaro)