ITMI "Santa Madre"
(2026 )
Esordiscono gli ITMI, un nome in stampatello che sta per “hit me”, colpiscimi. La band colpisce soprattutto per un elemento della formazione: il classico trio batteria basso chitarra è affiancato da un sax, che colora bene gli arrangiamenti che stanno tra il funky e il pop rock.
L'album “Santa Madre”, uscito per Edac Studio, contiene otto canzoni e fa emergere l'intenzione leggera degli ITMI, dove parole quotidiane incontrano ritmi sincopati. “Scarica” invita a sfogare il nervosismo sulla musica, liberandosi anche dalle costrizioni morali: “Scarica la tensione del lavoro, scarica la spazzatura dentro al parco e scarica la tua ragazza al matrimonio (…) Quest'anno faccio io lo stronzo”.
“Fedifrago” dichiara, quasi come fossero scontati, i dubbi di una coppia: “Se con il primo passo si cresce, col secondo si dubita”. Gli elementi quotidiani condiscono diversi testi; ad esempio, qui il sogno di unità è raccontato tramite la moneta del carrello della spesa.
La casa entra nel racconto della titletrack, in cui l'assenza di lei blocca l'uomo dallo svolgere la vita normale: “Credo forse di avere problemi a gestire le cose da quando tu non ci sei. Ho pagato l'affitto, ristrutturato il bagno, sistemato il citofono per quando suoni te”.
In “Riassumere” entra in scena un rivale, un certo Marco, che “ha rasato i capelli, tagliato le unghie, si è messo lo smalto”. Il protagonista ammette la sua difficoltà a relazionarsi e a comunicare i propri sentimenti: “Disosso le parole (…) nebbia fitta abissale (…) Non è vero che scappo, io le cose le affronto... nel peggiore dei modi”.
Un riff energico col sax protagonista apre “Sangue e sale”, e un nuovo desiderio si riaccende: “Sento dentro qualcosa che cresce, sento dentro che tu fai per me”. “Insieme” parla nuovamente di distanze e di vicinanze, mentre “Rapido” sembra rifiutare ancora il rapporto: “Se dovessi correre con te, mi taglierei le gambe”.
Questa precarietà sentimentale è un riflesso della precarietà economica ed esistenziale. Le contraddizioni si superano nel brano finale “Per ogni ragionevole dubbio”, dove si sognava un viaggio in America, e invece la realtà crescendo si ridimensiona. Così arriva la reazione nel ritornello: “Dai, diciamolo adesso che non ci vede nessuno, ci nascondiamo al suo interno, sputiamo in faccia al futuro”.
I ritornelli sono melodici e le canzoni abbastanza orecchiabili. Il sound rende leggeri e fruibili anche i passaggi più fatalisti dei testi, colorandoli di ironia. Gli ITMI al momento non colpiscono con chissà quale veemenza, ma sono un ottimo gruppo pop premiati dalla presenza del sax negli arrangiamenti. Non faticherei a vederli in apertura a The Kolors. (Gilberto Ongaro)