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STATUTO  "Riskatto (2026 edition)"
   (2026 )

Da musicologo colto e ricercato, ho una passione (poco) segreta per le edizioni di Sanremo dal 1990 al 1996. Un altro lo chiamerebbe “guilty pleasure”, ma io del senso di colpa me ne faccio ben poco, ascoltando sia Bach che Annalisa.

Ebbene, esplorando l'edizione 1992 del Festival della Canzone Italiana, mi sono imbattuto negli Statuto, con la loro esilarante canzone “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”, dove si autoproclamavano vincitori della kermesse a suon di ska: “Che bravi siamo! E ci vantiamo!”.

Stima incondizionata da quella volta! Anche perché allo ska mi sono avvicinato a ritroso, partendo da Meganoidi e Ska-P, con la contaminazione punk, e risalendo le tre ondate storiche del genere. L'album col pezzo sanremese si chiamava “Zighidà”, come il verso che il cantante Oskar pronuncia talvolta in levare durante i pezzi, ma qua parliamo di un disco di cover, uscito nel 1999 ed ora riproposto: “Riskatto”.

Si tratta di 14 canzoni che omaggiano il 2 tone ska e in genere tutta la scena, e la scaletta non poteva non aprirsi con “One Step Beyond”, portata alla notorietà mondiale dai Madness, tradotta qui in “Un passo avanti”, seguita da “Non cambiare mai” e “Pensa per te”, che sono le versioni tricolore di “My Girl” e “Baggy Trousers”, sempre dei Madness.

Poi è il turno di “Festa”, che è “Monkey Man” degli Specials, che torneranno con “Hey, Little Rich Girl” (magistralmente interpretata anche da Amy Winehouse), diventata semplicemente “Splendida ragazza”, togliendo il riferimento alla classe sociale superiore. La parte recitata viene filtrata attraverso la compressione, per farla sembrare una voce dal telefono.

Anche i Bad Manners vengono omaggiati, con“Laura” (“Lorraine”), con “Rita smettila” (“Lip Up Fatty”), “Chi la vuole?” (“Wolly Bully”, che poi è di Sam the Sham and the Pharaos, che i cinefili hanno sentito in “Full Metal Jacket”) e la drammatica “Inner London Violence”, che gli Statuto trasformano in un testo di memoria storica. “6/8/1945: Bombe su Hiroshima”.

Per cantare “On my Radio” dei Selecter, che diventa “La mia radio”, gli Statuto ospitano nientemeno che Rettore, alla quale Oskar fa i cori. Come al solito, il carisma della cantante che non vuole essere chiamata Donatella si prende tutta l'attenzione.

Prevalentemente, il disco omaggia la seconda ondata dello ska, quella cioè di fine anni '70 inizio '80. Ma poi torniamo alla prima ondata: arriva “Bandiera gialla”, che noi conosciamo come canzone beat italiana degli anni '60 di Gianni Pettenati, ma che in realtà è una cover di Rita Marley di “The Pied Piper”. Facendone la cover ska, l'hanno in un certo senso rimessa al loro posto. Già che siamo tornati a quell'epoca, gli Statuto rifanno in versione ska il pezzo “Bada bambina” di Little Tony, togliendola dal contesto swing originario.

Corre l'anno 1999 quando esce questo disco, e sono passati 50 anni dalla tragedia di Superga. Il 4 maggio 1949, un aereo si schiantò a Superga, in Piemonte. Morirono 31 persone, tra cui l'intera squadra del Grande Torino dell'epoca, con i suoi dirigenti.

Gli Statuto allora chiudono l'album con “Grande”, dedica alla squadra di calcio: “Più nessuno ha vinto anche per te, senza età, misto di leggenda e di realtà”. La musica non smette di portare la sua consueta allegria ska, perché si tratta di una dedica alla grandiosità della squadra sul campo, ma degli archi di tastiera aggiungono quel legato che rende il brano più emotivo.

“Riskatto (2026 edition)” degli Statuto è una bella occasione di nostalgia per chi c'era, e di riscoperta di un genere per me stupendo, di cui ho fatto a tempo a vederne solo gli ultimi respiri. Che poi, io vorrei avere denaro e contatti per fondare una quarta ondata... (Gilberto Ongaro)