VIKOWSKI "Consistency"
(2026 )
Le operazioni nostalgia hanno la doppia valenza di far recuperare, a coloro che non c’erano, lo stilismo di tanti anni fa ma anche quello di esporsi a maggior dubbi verso coloro che le ritengono datate.
Ma l’eccezione (come sempre) è dietro l’angolo, poiché il trio milanese dei Vikowski ora suona si, quel sound oscuro che celebra i vari Joy Division, Cure, Depeche Mode e Interpol, ma la loro maestria di saper attualizzare la formula, li rende apprezzabili in tutto.
Questo terzo album “Consistency” incarna il fascino di accontentare orecchie più o meno esigenti e snob, con otto brani che risaltano di immaginario, di decadenza, di danni sociali, di ponderazioni critiche ma sempre lucide e pertinenti.
In sostanza, un trip buio che comincia con la visita alla battente e pulsante “Warsaw”, che ti fa smarrire l’orientamento anche con in tasca cento bussole.
Chiaro è che certi reverberi narrativi che troviamo, poi, in “Pollution” non sono mai un “inquinamento” uditivo fine a sé stesso, ma sono dislocati per dar luce al grigiore circostante, e non è poco!
Sarà… ma io, in “Decay” ci scorgo anche certi tappeti stilosi dei Simple Minds e quindi, capite di quanta bella stoffa dispone il collettivo meneghino?
Procedere, prego, con la passeggiata notturna di “Nightalk” e “White Moon” per incrociare facilmente Mr. Robert Smith. Ulteriori cupezze mirabili sono individuabili nei respiri di “Dedication” e “Summer Rain”, mentre “Trasparency” gode di indole più fluida e fremente.
A dirla meglio: “Consistency” è il modo migliore per rivivere una mezzoretta di (r)umori oscuri passati, nella luce cangiante dei Vikowski. (Max Casali)