KING MIDAS "Blanco"
(2026 )
A più di trent’anni dal loro debutto discografico, i King Midas ritornano con “Blanco”, uscito per Fysisk Format.
Il duo di Oslo, composto da Ando Woltmann e Per Vigmostadd, da tempo realtà di riferimento per la scena underground norvegese, riparte praticamente da zero, con un album che rappresenta volutamente un territorio del tutto inesplorato in termini di metodologia, strumentazione, composizione e produzione.
Anche sul piano meramente tematico, il disco è imperniato intorno al tema del vuoto, in parte ispirato dalla cold wave music belga degli anni Ottanta, in parte dal New Age come concetto, ma anche dal romanzo “Lanzarote” di Houellebecq, da Rod Stewart e dalla figura dello yuppie scandinavo.
Dopo un’apertura rarefatta, stratificata e caratterizzata dall’autotune con “Sunrise”, collocata in zona ambient, nei passaggi successivi “Blanco” guarda al club con un’elettronica claustrofobica ed essenziale: i beat sembrano spingere in quella direzione, ma l’atmosfera generale è di distacco, quasi come se un osservatore guardasse la gente ballare da un angolo della sala.
“Blanco” non è affatto un album semplice né confortante: sotto una superficie apparentemente piatta e distesa, c’è un universo inquieto, che prova faticosamente a trovare la sua reazione nel ballo, un po’ come accade nella produzione letteraria di Michel Houellebecq.
È un bel ritorno, quello dei King Midas: ispirato come sempre, anche al netto della ripartenza da zero, il duo norvegese riesce a veicolare messaggi anche celandosi dietro schemi solo apparentemente festaioli. (Piergiuseppe Lippolis)