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DRIVING MRS. SATAN  "Late ever after"
   (2026 )

''Late Ever After'' dei Driving Mrs. Satan (CLAUDIA SORVILLO, GIACOMO PEDICINI, VALERIO MIDDIONE e ANTONIO ESPOSITO) è un disco che vive di contrasti: urgenza e riflessione, rumore e melodia, ironia e malinconia. Fin dal titolo, il gruppo sembra suggerire una favola arrivata in ritardo, un “vissero felici e contenti” rimandato, forse irraggiungibile. Ed è proprio in questa tensione che l’album trova la sua forza.

Musicalmente il lavoro si muove con disinvoltura in un territorio alternative rock sporco e viscerale, dove chitarre abrasive convivono con linee melodiche più intime. Non c’è mai la sensazione di un esercizio di stile: ogni brano sembra nascere da un’esigenza espressiva precisa, con arrangiamenti che privilegiano l’impatto emotivo più che la perfezione formale. Il suono è ruvido, a tratti volutamente sbilanciato, ma sempre coerente con l’atmosfera narrativa del disco.

Uno degli aspetti più riusciti di ''Late Ever After'' è il modo in cui i Driving Mrs. Satan lavorano sulle dinamiche. Le canzoni spesso crescono lentamente, accumulano tensione e poi esplodono, lasciando spazio a momenti di vuoto o di apparente quiete. Questo gioco di pieni e di silenzi rende l’ascolto coinvolgente e mai prevedibile, dando al disco un respiro quasi “cinematografico”.

Nel caso di ''Late Ever After'', individuare i brani più rappresentativi è abbastanza naturale, perché il disco è costruito come un percorso coerente di riletture molto personali di grandi classici hard rock e heavy metal. Ecco quelli che meglio ne riassumono spirito e identità. ''Breaking All the Rules'' (cover di Ozzy Osbourne) è anche una dichiarazione d’intenti: i Driving Mrs. Satan smontano l’energia originaria del brano e la trasformano in un pezzo introspettivo, sospeso, che chiarisce subito l’approccio del gruppo: rispetto per l’originale, ma totale libertà creativa.

''Ace of Spades'' è probabilmente il brano più emblematico dell’album. Il classico dei Motörhead viene ribaltato in una versione scura e minimale, quasi da dark folk/singer-songwriter. È uno dei momenti in cui si percepisce al massimo la capacità della band di cambiare pelle a un’icona senza snaturarla. In ''Creeping Death'' emerge il lato più sperimentale del disco: la furia thrash dei Metallica diventa una traccia pulsante e ipnotica, costruita su groove e tensioni sotterranee. È uno dei brani che mostrano meglio il lavoro sugli arrangiamenti e sulle dinamiche.

La rilettura del classico degli Iron Maiden ''The Trooper'' punta tutto sull’atmosfera. Epica e urgenza lasciano spazio a un tono narrativo e ombroso, che mette in primo piano la voce e il testo, confermando l’approccio “adulto” del progetto. Invece ''Heaven and Hell'' è uno dei momenti più intensi e stratificati del disco. La versione dei Driving Mrs. Satan valorizza il lato drammatico e solenne del brano dei Black Sabbath, trasformandolo quasi in una ballata oscura e rituale.

La chiusura affidata a ''Only the Good Die Young'' è perfetta: malinconica, consapevole, quasi catartica. È il brano che riassume il senso di ''Late Ever After'': un “lieto fine” rimandato, ma carico di significato e maturità espressiva. Nel complesso, questi brani rappresentano al meglio l’anima dell’album: un lavoro di reinterpretazione radicale, più emotiva che filologica, in cui i Driving Mrs. Satan dimostrano come anche i miti più granitici del rock possano diventare materia intima e personale.

Nel complesso, ''Late Ever After'' è un disco che richiede attenzione e restituisce molto a chi gliela concede. Non punta sulla facilità né sull’immediatezza radiofonica, ma su un percorso emotivo coerente e personale. Un lavoro maturo, che conferma i Driving Mrs. Satan come una band capace di trasformare inquietudine e imperfezione in un linguaggio autentico e riconoscibile. (Andrea Rossi)