recensioni dischi
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CHRISTIAN FETISH  "Aura nera"
   (2026 )

Descrivere la vita, paragonandola ad una nuvola nera, non deve far spavento se, in primis, ne siamo consapevoli ma siam pronti a fronteggiarla con un maggior (co)raggio d’azione, che punti a scorgere l’ago di luce in fondo al baratro.

Trovando ispirazione dall’Inferno di Dante, Christian Fetish (Fuchs) emerge da una crisi personale per addentrarsi in una fusione di suoni tosti e cupi, per dar vita al nuovo full-lenght “Aura nera”, nel quale esprime la sua fitta denuncia esistenziale, tramite la speranza di (ri)trovare nuovi ed illuminanti panorami di vita, già minata da tanto buio diffuso.

Gli indizi d’ascolto dei 10 brani spaziano verso un’opera pop-dark, con lineamenti post-punk ed industrial. La ritmia cardiaca dell’opener “Survival Diary pt.2” atterrisce i lobi senza sconti ma è meglio cosi, poiché ci prepara ad un percorso irto di trame oscure come “Minus Man” e le due versioni della titletrack, che prendono alla gola e ti fan deglutire saliva di paura.

Il basso demoniaco di “Snake charmer” sorregge una traccia orrorifica ed incipiente, cosi come “White line fever” fa alzare la “febbre” del terrore. Nonostante “Ghost in the machine” porti l’intensità del mood tenebroso a ranghi ridotti, c’è sempre da smarrirsi con fervore.

Il bel riff elettronico di “I will be gone” ci conduce nei terreni di Depeche Mode e dei Pet Shop Boys meno commerciali. Invece, la tensione si allenta un po' con la lineare pervasione di “No life in outer space” e la stiracchiata pigrizia di “Mater insomnia”.

Orbene, dopo aver praticato progetti con Fetish 69, Bunny Lake e Black Palms Orchestra, per Christian c’era l’anelito di riappropriarsi dell’alias Fetish per generare (insieme a musicisti e ospitate di qualità) questi 40 minuti di “Aura nera”, che segnano la profonda espressione di un artista, volta alla ricerca di una soluzione esistenziale più sostenibile e meno oscura e ieratica.

Nella speranza che questa ricerca possa rigenerare un equilibrio introspettivo risolutivo, esiliando al confine quella “Aura nera” disturbante che minaccia spesso tempeste umorali nella variabile umana: difficile, ma possibile. (Max Casali)