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GUNS N'ROSES  "Live era '87-'93 (25th anniversary deluxe edition)"
   (2026 )

Quando nel 1999 uscì ''Live Era '87–'93'', ora rimasterizzato partendo dai master originali come accade a molti album storici ormai, molti lo considerarono soltanto un disco dal vivo pubblicato per colmare il silenzio creativo dei Guns N' Roses. In realtà, riascoltato oggi, quel live ha un valore storico molto più profondo: è il monumento finale dell'ultima grande rock band mitologica del Novecento. E scusate se è poco.

I brani raccolti provengono soprattutto dal gigantesco ''Use Your Illusion Tour'', una tournée mastodontica come allora ci si poteva permettere, che trasformò il gruppo di Los Angeles in un fenomeno globale. Dentro il disco convivono caos e perfezione, strada e colossal rock, violenza punk e ambizione quasi sinfonica. È proprio questa miscela ad aver reso i Guns qualcosa di diverso dai semplici gruppi hard rock degli anni Ottanta.

Con i Guns N' Roses il rock torna a essere pericoloso, imprevedibile e teatrale insieme, una sorta di sintesi popolare di tante influenze diverse. Brani come ''Nightrain'', ''Rocket Queen'' e ''You Could Be Mine'' conservano l'energia sporca del rock da club, mentre ''November Rain'', ''Estranged'' e ''Don't Cry'' mostrano una band ormai capace di ragionare in scala monumentale, come i grandi dinosauri del rock anni Settanta. Con inevitabile effetto boomerang, che oggi li fa sembrare ingenui e non razionali calcolatori.

Non a caso vengono spesso definiti l'ultima band capace di dominare contemporaneamente MTV, gli stadi e l'immaginario collettivo globale.

Il loro ruolo nella storia del rock nasce proprio da questa posizione di confine: sono il ponte finale tra l'hard rock classico dei Led Zeppelin e dei Rolling Stones e la cultura pop ipervisibile degli anni Novanta. Dopo di loro arriverà il grunge, che metterà in crisi l'idea stessa della rockstar eccessiva di cui sono inevitabilmente un po' la caricatura forzata. I Guns rappresentano quindi l'ultimo momento in cui il rock appare ancora dominante, gigantesco, mitologico.

Il live documenta anche la fine di quella leggenda. È infatti l'ultimo album costruito attorno alla formazione storica: Axl Rose, Slash e Duff McKagan. Quando il disco esce, quella chimica è già spezzata. E forse proprio per questo ''Live Era'' possiede un tono quasi malinconico: sembra la fotografia di un impero mentre sta crollando.

Axl Rose occupa un posto unico nell'immaginario rock. Frontman imprevedibile, perfezionista e feroce, ha incarnato il cantante come detonatore emotivo. Sul palco poteva passare dalla rabbia animalesca di "Welcome to the Jungle" alla fragilità melodrammatica di "November Rain", trasformando ogni concerto in una tensione continua tra controllo e caos. Era insieme divo e reietto, ultimo erede della teatralità di Freddie Mercury e dell'aggressività del punk americano.

Accanto a lui, Slash è diventato una delle ultime vere icone chitarristiche universali tanto da conquistare anche Michael Jackson. Cilindro, capelli sul volto, Gibson Les Paul: un'immagine entrata nell'immaginario collettivo quanto il suono stesso della sua chitarra. I suoi assoli non erano semplici esercizi tecnici, ma linee melodiche immediatamente riconoscibili, capaci di fondere blues, hard rock e senso epico. In un'epoca in cui il grunge stava demolendo il virtuosismo rock, Slash riuscì paradossalmente a renderlo ancora necessario.

Anche le imperfezioni del disco raccontano qualcosa. Le sovraincisioni vocali registrate da Axl nel 1999 mostrano quanto i Guns fossero ossessionati dalla costruzione del proprio mito. ''Live Era'' non è un live grezzo alla maniera di ''Live at Leeds'': è un restauro della memoria, una versione ricostruita della leggenda. E proprio in questo sta il suo significato storico più profondo.

Non racconta soltanto una band. Racconta la fine dell'epoca in cui il rock poteva ancora sentirsi invincibile. (Lorenzo Morandotti)