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MARCELLO D'IPPOLITO & RAGTIME BUBU BAND  "Ragtime - The smile of music"
   (2026 )

Con ''Ragtime – The Smile of Music'', Marcello D’Ippolito e la Ragtime Bubu Band firmano un lavoro che non si limita a rendere omaggio a uno stile storico, ma lo rilegge con rispetto, leggerezza e una sorprendente vitalità espressiva.

Il ragtime, spesso confinato a elegante esercizio di stile o a nostalgica cartolina d’epoca, qui torna a respirare come linguaggio vivo, capace di parlare al presente senza perdere il proprio fascino originario.

Fin dalle prime battute si coglie l’intento del progetto: far emergere il lato più sorridente, luminoso e comunicativo di questa musica. Il “sorriso” evocato nel titolo non è artificiale, ma nasce da una scrittura che privilegia chiarezza, ritmo e cantabilità.

D’Ippolito dimostra una profonda conoscenza del genere, padroneggiandone le tipiche sincopi e l’architettura formale, ma evita accuratamente l’effetto accademico. Ogni brano sembra raccontare una piccola scena, un gesto quotidiano, un movimento leggero dell’animo.

L’interpretazione si distingue per equilibrio: precisione tecnica e naturalezza convivono senza mai entrare in conflitto. Il tocco è pulito, mai meccanico, capace di restituire quella sottile elasticità ritmica che rende il ragtime davvero pulsante. Non c’è fretta di stupire; piuttosto, si avverte la volontà di accompagnare l’ascoltatore in un percorso piacevole, dove il tempo scorre con un senso di fiducia e serenità.

Uno degli aspetti più riusciti dell’album è la sua capacità evocativa. ''Ragtime – The Smile of Music'' non cerca il virtuosismo fine a sé stesso, ma punta su un’immediatezza emotiva che rende l’ascolto accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta a questo repertorio. Allo stesso tempo, gli ascoltatori più esperti potranno apprezzare le sfumature, le soluzioni armoniche e la cura dei dettagli interpretativi.

In definitiva, il disco di Marcello D’Ippolito è un invito ad ascoltare senza sovrastrutture, a lasciarsi contagiare da una musica che sa essere colta e popolare, rigorosa e giocosa. Un lavoro che, fedele al suo titolo, riesce davvero a far sorridere — non per superficialità, ma per sincera, raffinata gioia musicale. (Andrea Rossi)