FAUNA "Taiga trans"
(2026 )
La musica psichedelica non mi stancherà mai. La filosofia che sta dietro è profonda e sempre giusta, al di là degli stereotipi. Viaggiare dentro la propria identità aiuta a scoprirsi più umani, più somiglianti agli altri. Se poi si coniuga il viaggio interiore con quello esteriore, ancora meglio.
I Fauna sono otto musicisti attivi in Svezia, ma provengono da Francia, Finlandia, Polonia, Siria e Turchia. Le formule ripetitive dei brani incontrano una vastità di suoni diversi: flauto, saz (liuto mediorientale), darbuka (percussione nordafricana), e i testi cantati sono in francese, svedese ed arabo.
In “Taiga Trans”, uscito per la Glitterbeat Records, convivono suoni tra loro lontani, ma il flusso costante è quello della ritmica e del basso pulsante ed avvolgente di Ibrahim Shabo. I musicisti fondono le loro musicalità divergenti ma senza un approccio intellettuale: si vogliono chiaramente divertire, e suonano in stato di trance, trasportando il pubblico con sé.
In “Bland stenar”, il saz incontra quello che noi italiani conosciamo come scacciapensieri o marranzano, ma che il resto del mondo chiama “l'arpa degli ebrei”: la jew's harp. Non voglio dire banalità interculturali, ma è chiaramente quello il sogno a cui attingono e che i Fauna rivitalizzano.
Se a volte il suono richiama davvero le atmosfere anni '60/'70, brani come “Dunans torka” e “Bland träder” spingono su ritmi più dritti. “Boreala ändlösheten” concede una pausa dalla danza per far volare la voce di Alexandra Shabo sopra percussioni morbide ma marziali, mentre Fauna Buvat risponde con dei trilli di flauto che si fanno liquidi.
A sorpresa arriva la techno anni '90 con “Du ska få se”, tra tunz tunz e sospiri, colorati dal suono della chitarra modificata. In “Frusen mossa”, quello scacciapensieri viene distorto, e in questo modo sembra un suono adatto ai Prodigy! A metà del brano (che dura 7 minuti), il ritmo cambia, si fa terzinato, e il basso si fa acido, per non dire nasale.
E chiude l'album la magia onirica di “Blodröda rubiner”, davvero una degna conclusione di “Taiga Trans”, dove otto esseri umani di colori diversi ci aprono le porte per entrare in un mondo liminale e metafisico. (Gilberto Ongaro)