THE PRETENDERS "Get close (40th anniversary special edition)"
(2026 )
A quarant’anni dalla sua pubblicazione, “Get Close” dei Pretenders torna in una nuova edizione celebrativa che rivaluta uno degli album più discussi e forse più sottovalutati della carriera della band guidata da Chrissie Hynde.
Pubblicato originariamente nel 1986, il disco arrivava in un momento delicatissimo: dopo il successo enorme di “Learning to Crawl”, il gruppo stava ancora facendo i conti con le ferite lasciate dalla scomparsa di James Honeyman-Scott e Pete Farndon, mentre il rapporto con il batterista Martin Chambers si avviava verso la rottura definitiva.
“Get Close” è affascinante ma non possiede l’urgenza sporca degli esordi né la compattezza di “Learning to Crawl”, piuttosto vive di contrasti: pop sofisticato, rock elegante, atmosfere radiofoniche anni Ottanta e improvvise aperture emotive. La nuova rimasterizzazione valorizza ogni dettaglio sonoro, restituendo brillantezza alle chitarre e una presenza ancora più intensa alla voce di Chrissie Hynde, vera anima del disco.
“Don’t Get Me Wrong” resta una delle canzoni perfette dei Pretenders: leggera solo in apparenza, irresistibile, romantica e malinconica insieme. “My Baby” conserva invece quella sensualità nervosa tipica della band, mentre “Hymn to Her” emerge oggi come il vertice emotivo dell’album, intima e senza tempo. Persino la cover hendrixiana di “Room Full of Mirrors”, spesso considerata marginale, acquista una nuova forza nella rilettura moderna del disco.
Questa edizione del 40° anniversario non celebra soltanto un album, ma un momento preciso nella storia dei Pretenders: quello in cui la band cercava disperatamente di reinventarsi senza perdere la propria identità. E forse è proprio per questo che “Get Close” oggi suona così autentico. Dietro la produzione scintillante e l’estetica tipicamente eighties si percepiscono crepe, dubbi, cambiamenti e resistenza.
Riascoltato oggi, “Get Close” appare molto meno freddo o commerciale di quanto certa critica sostenesse all’epoca. Invece, è il ritratto elegante e fragile di una band sopravvissuta al caos, ancora capace di scrivere grandi canzoni e di trasformare le proprie cicatrici in stile.
“Get Close” va ascoltato con le luci basse, magari in viaggio di notte, lasciando che quelle atmosfere sospese e malinconiche tipicamente anni Ottanta facciano il loro effetto. E’ un album che entrano piano, tra nostalgia, eleganza e piccole ferite mai del tutto rimarginate.
E quando la voce di Chrissie Hynde arriva diretta, fragile e sicura allo stesso tempo, ci si ricorda perché i Pretenders abbiano sempre avuto qualcosa che andava oltre il semplice rock. Voto 9,5. (Tatiana Lucarini)