recensioni dischi
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JULI DEAK  "Brisk"
   (2026 )

“Brisk”, uscito per Thanatosis Produktion, è l’opera prima di Juli Deák, flautista e sassofonista classe 2000 per metà polacca e per metà ungherese.

Il disco arriva dopo quindici anni di attività musicale e di ricerca sulle potenzialità e i limiti fisici ed espressivi del flauto, un percorso che l’ha portata a esplorare diversi universi sonori, tra musica classica e contemporanea, jazz e improvvisazione, sperimentazione pura e folk.

“Brisk” contiene sette brani, la maggior parte dei quali è stata registrata, in presa diretta e senza sovraincisioni, nella primavera del 2025 presso la Chiesa dell’Immacolata Concezione di Budapest.

Coerentemente con l’interesse mostrato in questi anni per la materia, “Brisk” ruota intorno al concetto di respiro, inteso anche come elemento di struttura ed espressione: il flauto di Juli Deák si stratifica e si moltiplica in tonalità e voci diverse grazie a tecniche come il respiro circolare, il sovrasoffiaggio, i click percussivi dei tasti e gli armonici, ma anche grazie al ricorso a suoni normalmente esclusi dal repertorio classico come le intonazioni instabili e sfumate.

“Brisk” è un lavoro denso e coraggioso, per virtuosi e cultori dello strumento, ma anche per chiunque sia interessato a scoprire traiettorie insolite: Juli Deák passa da atmosfere limpide e squillanti a tonalità più morbide e delicate, esaltando l’intera gamma espressiva del flauto, comprese le sue contraddizioni e i suoi lati in apparenza meno affascinanti.

Con “Brisk”, Juli Deák realizza un debutto di grande qualità, sospeso tra canoni classici e sperimentazione, e capace di incarnare perfettamente un’idea di libertà pressoché assoluta. (Piergiuseppe Lippolis)