recensioni dischi
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SOCIETE' ETRANGE  "Heat"
   (2026 )

Nella proposta di viaggio sonoro dei Société Étrange, il basso è il fulcro centrale dell'andamento. I suoi giri ripetitivi, abbinati alla batteria e ai suoni elettronici, danno l'idea di un trip affascinante e meditativo.

Uscito per l'etichetta Carton, “Heat” ci propone sette di queste gite nel suono. Il basso di Romain Hervault è pulsante ma a tratti anche sferragliante, senza arrivare al punk, ma contenendo una controllata dose di “sporco”. I suoni eterei ed avvolgenti di Antoine Bellini fanno da contraltare ai beat freddi e secchi della batteria elettronica.

Ogni traccia ha una durata diversa, a seconda di come si sviluppa l'estro sul materiale di partenza. Ad esempio, “Coquet” dura due minuti e mezzo, mentre “Place Saint Bruno” arriva quasi a nove. Quest'ultima si sviluppa su un giro in 7/4, in cui le note scelte dal basso fanno percepire l'armonia. La melodia ascendente fa intuire un'armonia in diminuito, ma Bellini non esegue quasi mai degli accordi completi, bensì dei singoli suoni.

C'è la ricerca dell'indefinito, per concentrarsi sull'ipnosi che scaturisce dalle ripetizioni, e sull'accumularsi di suoni. Non ci sono quindi strofe o ritornelli, ma un'unica struttura stabile. Nella titletrack, un grave suono sintetico è molto riverberato, creando un'atmosfera quasi umida.

“Fenêtre sur cour” è costellata di suoni dondolanti, mentre la parte percussiva è dominata da un ticchettio, e intanto il bassista viaggia sugli arpeggi. È uno dei brani più misteriosi ed intriganti dell'album, che procede mediamente tranquillo, senza patemi d'animo.

Una leggera inquietudine arriva invece con “Chamber dress”, dove il basso assume un timbro nasale, e il suono synth si fa acido e, insistendo su una tonalità minore, dà un colore scuro al brano. L'elemento rumoristico prende il sopravvento in “Soleil lourd”, che dà la sensazione di un sottobosco fitto e brulicante, quasi come un humus musicale.

Infine “Fifth” procede andante ancora tra suoni nasali e da trance. “Heat” è musica senza domande né risposte, una secchiata di suoni tenui ma costanti, per creare un clima di sospensione, di attesa. (Gilberto Ongaro)