GABRIELE LOPEZ "Disturbata mente"
(2026 )
Quando l’arte è inscritta nel DNA parentale, è difficile che non emerga e non sfoci anche in forme diverse.
Ad esempio, se il noto Massimo Lopez ha cavalcato la carriera di comico e show-man, suo nipote Gabriele Lopez ha abbracciato, invece, la duplice strada di cantautore-multistrumentista e stimato doppiatore, con risultati molto lusinghieri.
Discograficamente attivo dal 2008 con l’album “Nuove direzioni”, oggi arriva al traguardo della quinta prova con “Disturbata Mente”: un’opera molto compatta e “sofferta” che analizza, in maniera pertinente, temi tosti da gestire come perdite, distacchi e mali oscuri, ma col fermo intento di addomesticarli con un’indole decisa e poco propensa alla resa.
La mezzoretta che si passa nel tracciato di “Disturbata Mente” scivola bene tra griffe di pop-folk, setacciate di elettronica ed incursioni tastieristiche assai gradite. I due singoli “Non ci credo” e la stessa titletrack, sfavillano di atmosfere calde, pulsanti e ponderative, che non ci fan rimpiangere certi “Treni persi” nella vita, visto che il narrare di Gabriele conforta e lenisce.
Invece con “Si spegne la città” e “Coscienze galleggianti” Lopez cambia registro, con una pacca ritmica così accattivante da farli prevedere facilmente come candidati ad imminenti singoli: scommettiamo?
Tutto molto bello… come diceva il compianto Bruno Pizzul, ed infatti l’artista romano dribbla agevolmente banalità e sciattezze assemblative, crossando “Tutto il tempo” anche in dolci aree riflessive, fornendo un bell’assist allo splendido racconto di “La vita che rimane” per marcare, infine, il doppio goal di “Naufrago nella tua isola” e “Fretta”, che decreta la fine delle ostilità.
Ostilità che Gabriele Lopez ha saputo raccontare con intento deciso, risolutivo e sempre attento al dettaglio che conta. Chiama(te)le se vuoi, emozioni… (Max Casali)