MARGARETH KAMMERER "The garden"
(2026 )
A ben tredici anni di distanza dal suo ultimo lavoro solista (''Why Is The Sea So Blue'', 2013), la cantante, chitarrista e compositrice altoatesina (ma berlinese d'adozione) Margareth Kammerer torna con "The Garden". Pubblicato dall'iconica etichetta giapponese Ftarri Uta, l'album raccoglie nove tracce registrate e stratificate nel corso di un lungo arco temporale (tra il 2007 e il 2019), trovando la sua quadratura definitiva solo oggi.
Il risultato è un’opera cameristica intima, obliqua ed elettroacustica, in cui la forma-canzone viene smontata e ricomposta sotto la lente dell'improvvisazione radicale e della poesia contemporanea. ''The Garden'' non è un giardino solitario, ma uno spazio aperto a collaborazioni eccellenti della scena sperimentale internazionale. Ogni traccia vive di una micro-comunità di musicisti che dialoga con la voce inconfondibile della Kammerer, capace di passare da un sussurro confidenziale a un'astrazione geometrica e quasi blues.
Il disco si apre con la splendida "Gift", dove le note del pianoforte di Chris Abrahams (membro storico dei Necks) ricamano un tappeto perfetto per le liriche della poetessa iraniana Forugh Farrokhzad. La scelta dei testi è, come sempre nella produzione dell'artista, colta e stratificata: si passa dalle parole della stessa Kammerer in pezzi come "Circus" e "Ombre", fino ai versi scritti da Augusto Contento (in "Paola" e "Amor") e Clio Nicastro ("In Mezzo Ai Fiori" e "Futuro Anteriore").
Brani come "Ombre" e la stessa "Circus" si muovono su coordinate ritmiche sghembe e affascinanti, grazie alle percussioni creative e all'elettronica di Big Daddy Mugglestone. In "Paola", invece, è la batteria di Steve Heather a dettare un tempo interiore e sospeso, mentre in "Amor" l'elettronica di Valerio Tricoli (unita agli interventi di Axel Dörner e Werner Dafeldecker) trascina il brano in territori decisamente più inquieti e notturni.
Musicalmente, l'album si colloca in quella terra di nessuno che unisce il chamber pop minimale al rigore dell'improvvisazione di matrice berlinese (Echtzeitmusik). Non ci sono concessioni all'orecchiabilità facile: i brani procedono per sottrazione, dove il silenzio e la risonanza dello spazio contano quanto le note suonate. La voce della Kammerer rimane il centro gravitazionale dell'opera: è una voce "fisica", espressiva, che non cerca la perfezione formale ma la verità emotiva del testo, muovendosi con straordinaria naturalezza tra l'italiano, l'inglese e le suggestioni delle traduzioni.
''The Garden'' è un disco prezioso, che richiede ascolti ripetuti e un’attenzione ormai rara nel panorama musicale odierno. Margareth Kammerer ci regala un album che sa di terra, di radici e di fili d'erba che crescono tra le crepe del cemento elettronico. Un ritorno necessario e di straordinaria eleganza. Non lasciatevelo sfuggire (anche perché, nello stile Ftarri, l'edizione fisica in CD è limitatissima). (Andrea Rossi)