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JOZEF VAN WISSEM  "This is my blood"
   (2026 )

Mi capitano spesso delle fatalità incredibili, dei colpi di fortuna, tra i film che vedo, dischi che ascolto e libri che leggo, e quello che mi capita poi di dover analizzare su Music Map.

Qualche mese fa ho scoperto un film che è diventato tra i miei preferiti di sempre, “Paris, Texas” di Wim Wenders (1984), la cui colonna sonora è di Ry Cooder. Il grande Ry Cooder, per quel film, ha realizzato un'indimenticabile tema con la steel guitar, strumento di cui è grande esperto.

Ebbene, ora mi ritrovo tra le orecchie delle note altrettanto scivolose (in slide), ma di un liuto barocco, che suona perfettamente come uno strumento contemporaneo, non seicentesco. Questo è merito del compositore Jozef Van Wissem, che per l'etichetta Incunabulum Records ha pubblicato l'album “This is my blood”, che inizia proprio con un tema fatto di note glissate.

Il titolo dell'album suggerisce la connessione intima che Van Wissem ha con questi brani, e vuole trasmettere a chi li ascolta. Il primo brano, che presenta il suddetto tema, si intitola “What the Eternal Beginning Is”, e torna come reprise sulla stessa successione di accordi nel brano centrale “How You Must Enter Into Suffering”, e di nuovo torna nell'ultimo brano, dal titolo speculare al primo: “What the Eternal End Is”. Il tema si ripresenta con piccole variazioni, e il rimando stilistico a Cooder è presente solo nel primo di questi tre pezzi.

Questi titoli chiariscono che i brani, al 99% strumentali, scaturiscono da una profonda riflessione esistenziale e mistica, riportata attraverso il liuto. Solo “Remission” contiene un canto, intonato per altro su una sola nota, che sembra quindi più un salmodiare, una solennità.

In questi sette brani (sette, numero divino) possiamo scoprire utilizzi innovativi del liuto. Ci sono arpeggi sognanti in tonalità maggiore, nel pezzo dal lungo titolo “Praise Shall Sound From Shore To Shore Until The Sun Shall Rise And Set No More”. “Concerning our Saviours Silence” è un susseguirsi di arpeggi di lente note iper riverberate che creano uno spazio vuoto, quello in cui vibrano le note, che sembrano rappresentare sonoramente il preoccupante silenzio dei nostri salvatori evocato dal titolo.

L'unica concessione armonica al passato è, con le dovute pinze, quella in “All You Do All You Bare”, perché il tema è inseguito da bicordi di quinta che salgono e scendono, che secondo la severa teoria armonica ottocentesca, creano “quinte parallele” che sarebbero un errore. Quale sia l'errore dal punto di vista estetico non l'ho mai capito, dato che prima di quei secoli le quinte e le quarte parallele si suonavano impunemente, e anche dopo, nella musica leggera.

Infatti, anche in questo caso, la scelta non suona come “antica”: richiama certe scelte del secondo Novecento che recuperano precedenti forme musicali spirituali ed evocative. Il liuto così, nelle mani di Jozef Van Wissem, assume un'interessante sonorità moderna e d'avanguardia, coadiuvata anche dalla scelta di ripetere brevi cellule armonico – melodiche, pratica tipica del minimalismo. Lasciatevi catturare dal suono senza tempo di questo strumento! (Gilberto Ongaro)