ANTONIO FUSCO TRIO "Debris"
(2026 )
“Debris” significa “rottami”, ed è anche il titolo del disco dell'Antonio Fusco Trio, uscito per Barly Records. La formazione del trio è costituita da Antonio Fusco alla batteria, Ferdinando Romano al contrabbasso e Manuel Magrini al pianoforte.
Nei sei brani che lo compongono, il disco alterna momenti di classico jazz attuale, quello che alterna melodie mediterranee, armonie eleganti ed assoli virtuosistici e frenetici, come quelli di “Life”, e della tranquilla e riconoscibile “Silk Road”, suonata secondo i canoni del jazz newyorchese contemporaneo, a fasi totalmente sperimentali ed avanguardia, come la radicale “Strange Day”.
Qui Fusco imbastisce un flusso, una texture percussiva aritmica e caotica, mentre Romano gioca con dei glissati di contrabbasso che simulano la voce umana... specie quando si lamenta. Arriva poi il pianoforte di Magrini a ristabilire l'ordine, con un tema in 6/8, ma ben presto si torna alla fase d'improvvisazione, che non segue l'armonia del tema, ma torna a quello spirito d'avanguardia e radicale, tra corde strofinate in maniera istintiva, vibrati espressivi alternati a impetuosi colpi d'archetto, e delle onde fatte di piatti della batteria.
Ci sono anche brani a metà strada tra le due anime del progetto, come “Sweet”, brano delicato dove il contrabbasso prende il sopravvento nell'assolo, ma nel tema lui e il pianista ricercano volutamente delle dissonanze.
C'è poi “Mistery”, dove il tema si sostiene su evocative successioni di semitono, che creano appunto il senso di “mistero” musicale. Dopo gli assoli, la sezione ritmica sembra optare per un incedere rock dritto, ma il brano poi si interrompe restando irrisolto. Durante l'assolo poi, sembrano esserci dei disturbi elettronici, ma credo siano in realtà effetti ottenuti al contrabbasso.
Infine, l'album si conclude con “The New Era”, dove sperimentazione e consuetudine si fondono in un'intenzione nuova e precipua dell'Antonio Fusco Trio, tra effetti di delay applicati ai piatti e le successioni febbrili e marziali di accordi ai tasti bianchi e neri di Magrini, che seguono l'intenzione innovatrice del leader del trio.
I “Debris”, i rottami sono forse questi frammenti di sperimentazione sparsi all'interno di brani dall'impianto più tradizionale, che rendono l'idea di rottura, di materia che si sfalda e lascia residui qua e là, sotto forma di musica che si scompone e si ricompatta di continuo. (Gilberto Ongaro)