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GIUSEPPE ANASTASI  "Canzoni senza click"
   (2026 )

“Canzoni senza click” di Giuseppe Anastasi è un disco che sembra muoversi controcorrente già dal titolo: un piccolo manifesto artistico che rivendica l’imperfezione, il tempo umano, la libertà del respiro musicale contro la rigidità del metronomo (il “click”, appunto). E questa intenzione non resta teoria, ma attraversa l’intero lavoro in modo coerente e profondamente sentito.

La prima cosa che colpisce è la sensazione di “presenza”. Non c’è plastica, non c’è levigatura eccessiva: gli arrangiamenti respirano, si muovono, a volte sembrano persino oscillare. Gli strumenti suonano come se fossero nella stanza accanto, con micro-variazioni di tempo che restituiscono autenticità. È un suono che non chiede di essere perfetto, ma di essere vero.

In un panorama pop spesso dominato da produzioni iper-controllate, Anastasi sceglie un’estetica quasi artigianale. Il risultato non è “retrò”, ma piuttosto senza tempo. Brani come ''Titoli di coda'' (singolo apripista del progetto), ''Non mi dire mai la verità'' ed ''Alzati'' aprono un intero mondo, riconciliano con la musica ''di una volta'' (nel senso migliore possibile) e con un autore vero, senza artifici né trucchetti così moderni.

Giuseppe Anastasi, noto soprattutto come autore (per mostri sacri come Arisa, Noemi, Emma, Michele Bravi, Eros Ramazzotti, Paola Turci, Anna Tatangelo, Alexia, Francesco Baccini e Mietta), dimostra ancora una volta una scrittura capace di fondere quotidiano e profondità. I testi non cercano la frase a effetto: arrivano piano, come conversazioni che prendono forma mentre le ascolti.

Le sue canzoni sono piccole storie sospese: relazioni, fragilità, ironie sottili e malinconie mai pesanti. C’è una leggerezza consapevole, che non scivola nella superficialità. Anzi, proprio perché non alza la voce, riesce a farsi sentire di più. Anastasi non è un interprete “invadente”. La sua voce resta sempre dentro la canzone, non prova mai a dominarla. Questo approccio, quasi understatement, è uno dei punti di forza del disco: ogni brano sembra costruito per essere condiviso, non esibito.

È un modo di cantare che si avvicina alla confidenza più che allo spettacolo, e proprio per questo crea una connessione immediata con l’ascoltatore.

Anche senza essere un concept album dichiarato, “Canzoni senza click” ha un’idea chiara: rallentare. Non solo nel tempo musicale, ma nel modo di ascoltare. È un disco che chiede attenzione, che invita a non saltare da una traccia all’altra, ma a restare dentro il flusso. In un contesto in cui la musica è sempre più frammentata e “consumata” rapidamente, questo lavoro sembra suggerire un ritorno all’ascolto consapevole.

In conclusione, “Canzoni senza click” non è un album che punta a conquistare al primo ascolto con effetti immediati. È invece un disco che cresce, che si apre lentamente e che premia chi gli concede tempo. È un lavoro coerente, sincero e controcorrente, che mette al centro la musica come processo umano prima ancora che prodotto. E proprio in questa scelta, apparentemente semplice, sta la sua forza più grande. (Andrea Rossi)