recensioni dischi
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RUSSELL HASWELL  "Let it go"
   (2026 )

Russell Haswell debuttava venticinque anni fa su Mego con “Live Salvage 1997-2000” e torna a pubblicare oggi, per la stessa etichetta, in un momento storico che sembra essere cinicamente perfetto per i suoi interessi personali e la sua visione del mondo.

La sua ultima fatica discografica si intitola “Let It Go” ed è figlia di anni bui, vissuti tra pulsioni e atti bellici, massacri, pandemie, nuove derive autoritarie quando non puramente fasciste, la crisi dell’informazione e dei media tradizionali e la sorveglianza di massa: Haswell, da sempre appassionato di cinema distopico, a questo proposito ha sentenziato che la science fiction è l’oggi.

È un album che, prima di ogni altra cosa, esige di essere interpretato in questo senso, e che musicalmente attinge dal materiale elettroacustico improvvisato che caratterizza i suoi set.

In “Let It Go” compaiono echi della techno di Detroit degli anni Novanta, ma anche di quel sound elettronico, sempre diretta emanazione dell’universo techno, che è normalmente chiamato Birmingham Sound, dal nome della città in cui è nato e vicino alla quale Haswell è cresciuto.

Gli episodi più rappresentativi dell’album coincidono con “The Anxieties of Our Time”, una sorta di sonorizzazione di un attacco di panico, e “Stress Testing”, un riferimento al tardo capitalismo e ai limiti verso cui ci stiamo dirigendo, ma è probabilmente “Always Check Their Instagram” il manifesto di un’idea e di un’estetica pressoché unica: un flusso volutamente fastidioso e insostenibile di noise che è contemporaneamente compendio e metafora del titolo stesso.

“Let It Go” è un disco per pochi, che si comprende soltanto conoscendo il concept alla sua base, o forse, semplicemente, accettando l’invito nel mondo di Russell Haswell. Che poi, alla fine, è anche il nostro. (Piergiuseppe Lippolis)