recensioni dischi
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NADA  "Entropia"
   (2026 )

''Entropia'' della thrash band brasiliana Nada è uno di quei dischi che sembrano nascere per contraddire ogni aspettativa: già il nome del gruppo, storicamente associato ad altro immaginario, diventa qui una provocazione che prepara l’ascoltatore a un viaggio rumoroso, lucido e sorprendentemente coeso.

Fin dalle prime battute, affidate all'opener ''1984 - Crumbs fort he poors'', l’album si presenta come un manifesto di disordine controllato. Le chitarre lavorano su riff taglienti, spesso spezzati e ricomposti in strutture irregolari, mentre la sezione ritmica procede come una macchina instabile ma inarrestabile. Il concetto di “entropia” non è soltanto un titolo, ma una chiave di lettura: ogni brano sembra collassare su sé stesso per poi rigenerarsi in forme nuove, creando un flusso continuo di tensione.

La produzione è volutamente ruvida, quasi abrasiva, ma lascia spazio a dettagli che emergono con gli ascolti successivi: armonie dissonanti, passaggi quasi progressivi e improvvisi rallentamenti che spezzano la velocità tipica del thrash più ortodosso. C’è una chiara volontà di evitare la semplice aggressione sonora fine a sé stessa, puntando invece su una costruzione più narrativa del suono.

Il punto più interessante è probabilmente il lavoro vocale: spesso distante dagli stereotipi del genere, la voce alterna rabbia e distacco, come se osservasse il caos anziché esserne completamente travolta. Questo crea un contrasto affascinante con la furia strumentale, aggiungendo una dimensione quasi filosofica ai testi, che sembrano riflettere su dissoluzione, perdita di controllo e frammentazione dell’identità.

Non tutti i brani colpiscono allo stesso modo: nella seconda metà del disco si percepisce una certa ridondanza nelle soluzioni ritmiche, e alcune idee sembrano reiterate più del necessario. Tuttavia, anche nei momenti meno incisivi, ''Entropia'' mantiene una sua identità forte e riconoscibile, evitando di cadere nella banalità. ''Distopia'' e ''Sociofobia'' sono probabilmente tra gli episodi più ispirati del lotto.

In definitiva, ''Entropia'' è un lavoro che gioca con i paradigmi del thrash per piegarli a un’estetica più inquieta e contemporanea. Non è un disco immediato né accomodante, ma proprio per questo riesce a lasciare un segno: un piccolo caos organizzato che, tra rumore e riflessione, trova una sua precisa forma. (Andrea Rossi)