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DIRTY HEAVENS  "Drive"
   (2026 )

Guns'n'Roses e Nirvana non si possono leggere nella stessa frase, perché erano antitetici in tutto. La band di Kurt Cobain ha dato varie risposte piccate, al machismo dei soci di Axl Rose. Però, gli anni '80 e '90 sono passati, e il crossover permette da più di tre decenni di mischiare tutte le carte.

Il tempo smussa le divergenze e fa unire i suoni, così capita che nuove formazioni siano parimenti influenzate sia dall'hard rock più muscolare, sia dal grunge e dal rock alternativo più introspettivo.

I Dirty Heavens esordiscono con l'album autoprodotto “Drive”, che propone un rock che è semplicemente “rock”, a metà strada tra i due mood. A volte il sound ricorda quello degli Aerosmith, a volte quello di Slash solista. La band è al servizio della voce di Dirty Hell, ovvero Lucrezia Lamacchia.

La cantante e chitarrista ritmica ha una voce che come approccio ricorda quella di Sandra Nasić (Guano Apes), tra graffiati e note spinte, ma come timbro si avvicina di più a quella di Anouk. Riesce ad arrivare anche a note abbastanza basse (da contralto), come si sente in “Lie”, brano d'apertura dell'album.

Le canzoni sono un invito alla determinazione di sé, rivolto al pubblico, come dice chiaramente il titolo “I wanna hear you scream”. “Gave my life for Rock'n'Roll” fa sentire la lezione dei Guns'n'Roses, e “Camgirl” sembra essere il brano di punta, con un riff granitico che spinge verso l'heavy metal.

“Here I stand” è il lento dell'album, che però non perde in forza. “If I did it” è il brano dove Dirty Hell graffia di più con la voce, e sembra una canzone uscita dal 1997; è proprio vero quel che dice il comunicato stampa: per i Dirty Heavens, sembra che il tempo si sia fermato ai primi anni Duemila. E va bene così.

Il riff di “Rhoads” porta con sé la veemenza di Lenny Kravitz, e il ritornello è iper orecchiabile. Da sottolineare che in giro per le canzoni, si fa notare spesso il bassista Alessio Virno, non tanto per la sua barba, bensì perché non si limita a fare da sezione ritmica assieme al batterista Angelo Porcelli, e inserisce qua e là degli interventi melodici di controcanto. In “I wanna hear you scream” apre le danze con il riff principale.

“Alive” è il secondo lento dell'album, che non è lento lento ma cadenzato, e consente di far emergere il lato più riflessivo nel testo, sorretto comunque dagli assoli del chitarrista solista, Chris Salerno. Per i nostalgici del rock, che del resto nel sottobosco non si è mai arrestato, anzi è vivo più che mai (e forse nel suo ambiente più autentico si esprime al meglio), i Dirty Heavens sono un nuovo approdo dove sostare. (Gilberto Ongaro)