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WOOLI DUO  "Wooli"
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Conoscete la pipa taiwanese? Forse l'avete ascoltata in qualche documentario di Rai Tre, senza sapere che si chiama in questo modo. Il suo suono è famosissimo, ma si riconosce solo se lo strumento viene suonato nel modo tradizionale.

La pipa è un cordofono affine al liuto, dal timbro brillante, e chi lo suona tende spesso e volentieri a fare glissati molto marcati (fa scivolare le note), alternando questi glissati a trilli rapidissimi, accompagnati da arpeggi lenti e meditativi. Se cercate un disco di Liu Fang, troverete un esempio di come si suona normalmente.

Fan-Qi Wu invece prende tutt'altra strada, assieme al batterista norvegese Michael Lee Sønremo. I due debuttano a Oslo come Wooli Duo nel 2024, e ora esordiscono col loro album “Wooli”, uscito per Hajodo Records, dove scopriamo un uso innovativo della pipa, un approccio sperimentale seguito anche da Sønremo alla batteria e alle percussioni coreane.

“Wooli” si apre con “Dare to Wish”, dove Wu si lancia in un'improvvisazione completamente istintiva, dove si sente che il suo virtuosismo è piegato a una sorta di voglia di giocare, quasi di scherzare, andando a cercare il punto di rottura dell'espressività dello strumento.

In “Colonial”, l'attenzione è catturata dal batterista, che fa tintinnare dei sonagli (?), creando una texture di briciole, mentre l'ospite contrabbassista Dongyi strofina le corde, dando più legato al brano.

Con “Touch of the Spirit”, Fan-Qi Wu ci concede di riconoscere la pipa per come è nota, coi suoi trilli. Ben presto però torna a sperimentare, imbastendo una ritmica con i rumori che ottiene a corde mute. La ripetizione di questo rumore ritmico conferisce al brano un aspetto da rituale.

Con “Roots” fa l'ingresso il secondo ospite, Simone Bottasso, che suona l'organetto italiano, la nostra fisarmonica che incontra il suono taiwanese, ma con “Human Voice” Wu sorprende ancora. Questo brano è caratterizzato da una successione di accordi suonata pianissimo, davvero ipnotica, mentre il batterista si diverte a fare casino sui piatti dal suono distorto. Sopra la successione poi, arrivano i vorticosi trilli della pipa.

A dispetto del titolo, “Traditional Rock” insiste su un poco tradizionale accordo diminuito e ha una melodia che si sviluppa su una poco tradizionale scala esatonica, per cui esprime un senso di continua sospensione e inquietudine, mentre il batterista insiste sui fusti (tom e timpani).

Su “Sketches” non capisco se Wu stia usando gli armonici dello strumento, o stia giocando con la paletta (suonavo con due amici che ottenevano suoni strani usando il plettro sulla paletta della chitarra e del basso, tutto può essere...). Fatto sta che quel che si sente è uno strano pizzicato, particolarmente secco ed estremamente acuto. E infine “Facing” chiude l'album totalmente nel noise. Rumore non caotico né roboante, ma sicuramente privo di note intonate: un'esplorazione “da trapano”, applicata alla pipa.

Sono sbalordito da questo uso di uno strumento tradizionale per ottenere una musica avant-garde. Non è la prima volta che capita, il folk è sempre stato fucina d'ispirazione per i compositori d'avanguardia; ma in questo caso, complice anche la ricerca spregiudicata nell'improvvisazione , le soluzioni formali estratte dalla pipa sono particolarmente affascinanti e sorprendenti. (Gilberto Ongaro)