CHRISTIAN WALLUMROD ENSEMBLE "Non sonett"
(2026 )
''Non sonett'', uscito per Aspen Edities, è uno di quei dischi che sembrano sottrarsi a qualsiasi forma di classificazione immediata. Pubblicato dall’Ensemble guidato dal pianista norvegese Christian Wallumrød, l’album si colloca in quella zona liminale tra jazz da camera, musica contemporanea ed evocazioni nordiche che caratterizza tutta la produzione dell’ECM e dintorni, ma riesce comunque a mantenere una voce distintiva e profondamente personale.
Sin dal titolo – “Non sonett”, che richiama e al tempo stesso nega la forma poetica del sonetto – emerge la volontà di lavorare per sottrazione e frammentazione. Le composizioni non si sviluppano secondo una linearità tradizionale: piuttosto si dispiegano come piccoli quadri sonori, fatti di pause, respiri e dettagli minimi. Wallumrød dimostra una straordinaria capacità nel manipolare il silenzio, trasformandolo in un elemento strutturale tanto quanto il suono.
Il pianoforte, spesso trattato in modo quasi cameristico, non domina mai la scena. Al contrario, dialoga con gli altri strumenti – tromba, clarinetto, violoncello, percussioni – in un equilibrio delicatissimo, dove ogni intervento sembra calibrato al millimetro. Non c’è virtuosismo ostentato: la bellezza nasce dalla precisione e dalla disposizione degli elementi nello spazio sonoro.
Uno degli aspetti più affascinanti del disco è la sua capacità di evocare immagini senza mai ricorrere a melodie esplicite o narrative evidenti. I brani sembrano paesaggi nordici invernali: rarefatti, freddi, ma attraversati da una tensione interna che li rende vivi. Le linee della tromba di Eivind Lonning, spesso malinconiche e sospese, agiscono come fari in una nebbia sonora, mentre il sassofono di Espen Reinertsen aggiunge profondità timbrica e un senso quasi rituale.
Dal punto di vista ritmico, ''Non sonett'' è volutamente instabile. Le percussioni non dettano un tempo nel senso canonico, ma suggeriscono impulsi, fratture, micro-movimenti. Questo contribuisce a creare un senso di sospensione continua: l’ascoltatore non sa mai esattamente dove si trovi, e proprio in questa incertezza si annida il fascino dell’album.
Ciò che colpisce maggiormente è la coerenza estetica. Nonostante la varietà di episodi, il disco mantiene un’identità forte, costruita su pochi principi chiave: economia espressiva, attenzione al dettaglio, interplay raffinato. È una musica che rifiuta la spettacolarità per cercare qualcosa di più sottile e duraturo.
Non è un ascolto immediato, né tantomeno “facile”. Richiede concentrazione, disponibilità all’ascolto attivo e una certa familiarità con linguaggi musicali non convenzionali. Tuttavia, per chi accetta questa sfida, ''Non sonett'' si rivela un’esperienza profondamente immersiva, capace di restituire molto più di quanto sembri offrire a un primo impatto.
In definitiva, il Christian Wallumrød Ensemble firma un lavoro di grande eleganza e rigore, un disco che parla sottovoce ma lascia un’impressione persistente. ''Non sonett'' è musica che non cerca di sedurre immediatamente, ma che si insinua lentamente, trovando spazio nel tempo e nella memoria dell’ascoltatore. Un piccolo gioiello di introspezione sonora. (Andrea Rossi)