FLYINGDEADMAN "Mirages"
(2026 )
Con ''Mirages'', i Flyingdeadman confezionano un lavoro che si inserisce nel solco più evocativo del post‑rock europeo, ma con una sensibilità tutta francese per il dettaglio timbrico e la costruzione atmosferica. Il disco si muove su coordinate ben note — crescendo lenti, chitarre dilatate, dinamiche in costante evoluzione — ma riesce comunque a ritagliarsi uno spazio personale grazie a una scrittura meno prevedibile e a un uso molto consapevole delle pause.
Fin dalle prime tracce emerge una poetica sonora che gioca sul contrasto: da un lato la fragilità di motivi sospesi, quasi liquidi, dall’altro improvvise ondate di distorsione che non esplodono mai in maniera aggressiva, ma piuttosto si espandono come foschia. È proprio questo equilibrio tra tensione e dissolvenza che dà senso al titolo ''Mirages'': ogni brano sembra inseguire una forma che si sottrae continuamente, trasformandosi mentre la si ascolta.
Le chitarre sono il vero motore emotivo del disco. Non cercano mai il protagonismo sterile, ma lavorano per stratificazione, creando paesaggi sonori densi e in continuo movimento. Il riverbero, usato con misura, contribuisce a quella sensazione di spazio aperto e rarefatto, mentre la sezione ritmica preferisce accompagnare piuttosto che dominare. Le batterie, spesso contenute e precise, diventano essenziali nel guidare le transizioni, senza mai appesantire il tessuto del suono.
Ciò che distingue ''Mirages'' da molta produzione post‑rock contemporanea è l’attenzione alla narrazione interna dei brani. Ogni traccia sembra costruita come un piccolo racconto, con un’introduzione che suggerisce un’idea, uno sviluppo che la mette in discussione, e una conclusione che non chiude davvero ma lascia in sospeso. Non c’è mai un climax definitivo: al contrario, i Flyingdeadman preferiscono sfumare, quasi a invitare l’ascoltatore a proseguire mentalmente il viaggio.
Dal punto di vista emotivo, il disco si colloca in una zona liminale tra malinconia e contemplazione, tra echi di Explosions In The Sky e di This Will Destroy You. Non c’è disperazione, ma una costante ricerca di equilibrio tra luce e ombra. In alcuni momenti si percepisce un senso di distanza, come se la musica fosse filtrata attraverso un ricordo; in altri, invece, il suono si avvicina improvvisamente, diventando più caldo e tangibile.
Anche la produzione merita una menzione: pulita ma mai sterile, riesce a mantenere una certa “aria” tra gli strumenti, permettendo a ogni elemento di respirare. Questo contribuisce a quella sensazione immersiva che caratterizza l’intero album, rendendolo particolarmente adatto a un ascolto completo, senza interruzioni.
In definitiva, ''Mirages'' è un disco che non punta a reinventare il genere, ma dimostra come il post‑rock possa ancora essere terreno fertile per una ricerca espressiva autentica. È un lavoro sottile, che si rivela lentamente, chiedendo attenzione e restituyendo atmosfere che restano addosso anche dopo l’ascolto. I Flyingdeadman dimostrano di saper lavorare sulla sottrazione e sul dettaglio, privilegiando la suggestione alla dichiarazione.
Un album per chi ama perdersi nelle sfumature. (Andrea Rossi)