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MOTUS TENEBRAE  "In sorrow's requiem"
   (2026 )

Con "In Sorrow's Requiem", i pisani Motus Tenebrae non si limitano a pubblicare un album, ma al sesto full lenght tagliano il traguardo di una maturità artistica granitica, ridefinendo i confini del proprio trademark. Se le radici della band affondano saldamente nel doom-gothic di stampo novantiano (quello dorato di Paradise Lost, Type O Negative e primi My Dying Bride), questo lavoro si stacca dal passato grazie a una produzione maestosa e a una spiccata personalità.

Il disco si presenta come un concept sonoro avvolgente, un vero e proprio "requiem" laico che esplora la solitudine, il lutto e la rassegnazione esistenziale. Fin dalle prime tracce, l'atmosfera è densa, quasi asfissiante, ma percorsa da una costante vena melodica che impedisce alle canzoni di sprofondare in un mero esercizio di stile nichilista.

Gli elementi chiave del disco sono il dualismo vocale (vero motore emotivo dell'album: il growl profondo e cavernoso si contrappone a linee vocali pulite, teatrali e decadenti, creando un dialogo continuo tra disperazione e rassegnazione), ma anche il riffing e le trame di tastiera: le chitarre tracciano riff monolitici e rallentati, tipicamente doom, che però sanno aprirsi a assoli di rara eleganza e a aperture squisitamente gothic rock. Le tastiere non fanno solo da sfondo, ma dipingono tappeti orchestrali cupi e mai stucchevoli.

La sezione ritmica è quadrata, un battito cardiaco rallentato che scandisce il tempo di una marcia funebre, ma capace di improvvise fiammate dinamiche e cambi di tempo che spezzano la staticità. "In Sorrow's Requiem" non è un ascolto disimpegnato, è un labirinto di specchi scuri in cui perdersi, dove ogni nota è pesata per evocare una precisa sfumatura di malinconia.

Liricamente, l'album è un brivido poetico. C'è una cura quasi letteraria nei testi, che fuggono dai cliché fantasy del genere per abbracciare un intimismo doloroso e squisitamente umano. Brani come la title-track dimostrano come la band sappia dosare i volumi, alternando esplosioni di pura rabbia metallica a silenzi e arpeggi carichi di tensione.

In conclusione, i Motus Tenebrae mettono la firma su un'opera monumentale per gli amanti delle sonorità oscure. Chi cerca la velocità e la spensieratezza farebbe meglio a girare al largo; chi invece vuole essere cullato da una tristezza sublime, troverà in questo disco il proprio altare personale. Un album oscuro, viscerale e maledettamente ispirato. (Andrea Rossi)