VINCENT MIGLIORISI "In deep and dance"
(2026 )
Uscito per MaiOhm Records, “In Deep and Dance” è un colorato viaggio nell'elettronica e nel mediterraneo. Strumenti tradizionali e dance si incontrano in una mistura che funziona, e ricorda in certi momenti gli esperimenti di Cemento Atlantico.
I brani sono uniti dal battito, ma sono molto differenti. “Moose” ottiene, tramite campionamenti di fiati ed archi, una filigrana morbida, da colonna sonora. In “Desertless”, la dance music accompagna l'oud. L'incontro della titletrack invece è fra arpeggi algidi elettronici e quelli caldi di chitarra elettrica slide, suonata dall'ospite Stefano Meli.
La mandola invece, doppiata da un fischio, ottiene un timbro particolarmente vibrante ed avvia “Maliritto”: l'introduzione sembra indicare la direzione ancora una volta verso un'ipotetica colonna sonora... e invece, quando il beat parte, si rivela un pezzo dub, in levare.
“B.A.B.A.” è particolarmente ricca: è costruita su un beat da big beat, sul quale si dipana un'arpa, l'oud, un inciso di tromba (dell'ospite Giona Migliorisi) e una voce che canta con chiara intenzione afro. Un suono tremolante, simile al theremin, avvia l'altro pezzo dub dell'album, che non a caso si chiama “Dubby”. Dopo qualche minuto che dondoliamo rilassati, sempre accompagnati dall'oud, nel finale arriva l'armonica a bocca dell'ospite Angelo Adamo, e dando il suo colore mentre i battiti cessano, cambia completamente l'atmosfera.
Le sonorità deep house avvolgono “Dar”, dove canta in arabo l'ospite palestinese Faisal Taher (ex Kunsertu), noto per unire Sicilia e Mediterraneo nelle sue esplorazioni musicali. Migliorisi poi decide di metterci la voce in “Arreri”, cantando in siciliano della propria terra: “Chista non è america, ma periferia dell'Africa. e cangia l'aria, ma l'aria ca non cancia mai, du gocci d'acqua sta terra nun li vire mai”.
La tromba di Leo Spatola fa da controcanto alle amare parole di Vincent. Migliorisi è polistrumentista, e in questo disco suona oud, mandola, mandolino, banjo, chitarre acustiche ed elettriche, basso, synth e percussioni, oltre ad essere autore dei campionamenti e della programmazione.
Lo sentiamo all'opera ancora in “Porteeme”, in un tripudio di colori, per concludere l'album con “90's dead”, un brano chiaramente nostalgico degli anni '90, con tanto di synth lead a dente di sega (ma ammorbidito) e campionamenti vocali inseriti come texture ritmica.
Questo è il mondo di Vincent Migliorisi, in cui chi viaggia sulla trentina e sulla quarantina riconosce benissimo il mood di fine ventesimo secolo, quella sensazione di apertura al mondo e il desiderio di interculturalità, forgiato dalla world music quand'era ancora sincera. “In Deep and Dance” ci restituisce quello sguardo. (Gilberto Ongaro)