recensioni dischi
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ZONA  "L'ottavo gioco"
   (2026 )

Gli Zona sono una band di Vigevano nata oltre trent’anni fa su iniziativa di Francesco Capasso e Diego Quartara, e da poco giunta al quarto capitolo di un’attività discografica che ha conosciuto una lunga pausa nei primi due decenni di questo secolo.

Il nuovo album si intitola “L’ottavo gioco” e segue “Anormalità”, pubblicato all’alba dell’epoca pandemica in formazione rinnovata, dopo l’ingresso di Marco Di Salvia e Luigi Modugno.

“L’ottavo gioco” comprende dieci brani ancora collocati in zona post-hardcore, ma impreziositi da una sorprendente vocazione teatrale che esalta anche la scrittura, rigorosamente in italiano.

I testi, come già accaduto in passato, sono curati e tutt’altro che banali, bagnati da una lucida forma di nichilismo e disillusione, un po’ come se fosse l’unica reazione possibile al rapido incedere di eventi negativi e dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche.

L’invito degli Zona è quello di rifuggire da ciò che non approviamo e da tutto quello a cui non apparteniamo, attraverso scelte radicali e pugni chiusi: per la band è l’unica forma di salvezza possibile, coerentemente con una linea narrativa che si apre con il racconto di un mondo diventato inabitabile (“SDN”) e passa attraverso scenari apocalittici (“Preti senza croce”) e la bella metafora de “Lo stress della siccità”, in cui l’incancrenirsi dei rapporti umani è dipinto come il terreno che si consuma e s’inaridisce.

“L’ottavo gioco” è un disco diretto e violento perché è la realtà a esserlo e gli Zona lo sanno: non scendono a compromessi, affinano ulteriormente una proposta che sa strizzare l’occhio anche al metal e confezionano un lavoro ispirato, urgente e sincero. (Piergiuseppe Lippolis)