KRISS CORRADETTI "Se"
(2026 )
Cantautore e docente di musica, Kriss Corradetti scrive delle canzoni fatte di sincerità e leggera ironia, che spesso si rivela solo in chiusura all'ultimo verso. “Se”, uscito per PlayCab, presenta nove canzoni che alternano un racconto sereno della normalità, a piccate frecciate verso la società, senza disdegnare momenti di poesia e sentimento.
“Uomo della montagna” apre l'album schierandosi contro l'arroganza di una persona che si ritiene saggia, a cui domanda sardonico: “Hai trovato te stesso, o hai cercato soltanto un posto alto abbastanza per poter giudicare?”. Il ritornello chiede aggiornamenti sulle sue posizioni granitiche: “Sventola ancora la tua bandiera, o se l'è portata via il vento?”. Nel ritornello finale l'ultimo verso cambia: “O ti sei piegato al vento anche tu?”.
Mi salta all'orecchio che la canzone è in 9/8, un tempo poco usuale. Le melodie strumentali sono spesso brillanti, perché accanto al mandolino e alla chitarra di Corradetti c'è ospite un flautista (Giacomo Lelli) che le doppia.
Questo accade ad esempio in “Vada come vada”, riflessione diretta ma presa alla leggera sulla propria età: “Troppo bianco tra i miei peli del viso per cantare cose tipo 'Andiamo a comandare', troppo giovane per rimanere chiuso dentro casa seduto a guardare. Troppo stanco per non desiderare un po' di calma ed un poco di normalità, troppo vecchio per non considerarmi troppo giovane per rinunciare già”.
A differenza dell'uomo della montagna, Corradetti afferma di non avere “nessuna verità da raccontare”. Invece che verità preferisce raccontare pezzi di realtà, come accade in “Titalic”, che ricorda le navi che ancora affondano in mare, così distanti da noi che le consideriamo solo notizie di telegiornale. Ma il dramma è anche sotto casa, e lo racconta con un briciolo di cinismo: “A Milano i filippini il giorno portano gli anziani a passeggiare, la notte poi si ammazzano sui marciapiedi, e per chi sopravvive c'è una stanza, una birra e un'altra dose di shaboo”.
Io ignoravo il termine shaboo, e ho dovuto informarmi per scoprire che è un altro nome del Crystal Meth, la droga dei nostri tempi. I giornalisti la chiamano “droga dei filippini”. Se storcete il naso di fronte al tono crudo della strofa, è perché forse (come me che sto in Veneto) non siete a Milano.
Da qualche tempo, noto che su Instagram, anche il buon Tricarico, un po' parlando e un po' suonando la chitarra, fa dei reel di denuncia nei confronti della criminalità a piede libero nel capoluogo lombardo; ovviamente questo attira i commenti di chi non vede l'ora di dar contro allo straniero, ma sono quelli lì a farne una bandiera politica, non Tricarico: il problema comunque esiste, è reale. O almeno, voglio sperare nella buona fede dell'autore di “Vita tranquilla”, mio inno esistenziale...
Ma torniamo a Corradetti e ai suoi strumenti acustici. “Giovani democratici” è una pugnalata al finto progressismo di una certa corrente: “Giovani democratici, sono persone per bene, hanno sempre la camicia stirata e se rientrano tardi non fanno rumore (…) E alle cene con i tecnocratici spesso parlano di lavoro, di come lo fanno male gli altri e come lo saprebbero fare loro, è tempo che hanno smesso di parlare di rivoluzione”.
La canzone è un ritratto impietoso ma dannatamente azzeccato, cantato sopra un ironico ritmo latino, che descrive bene il fuoco amico verso chi non è abbastanza puro: “Ogni mattina appena si svegliano sigaretta e telefonino, fanno la guerra ai nuovi eretici mentre si scaldano il cappuccino”.
“Ti aspetterò” apre il versante intimista del disco, tra la morbidezza degli archi e gli arpeggi di banjo, per raccontare la distanza di una persona amata e perduta: “Quanto aspetterai me? Quanto ti aspetterò?”. La pagina sentimentale continua con “Quando ci ha sorpreso il vento”, dove noto che la musica va nel jazz, con tanto di assolo di sax e battute con dei rubato.
Per le prime tre note di “Alfama”, mi sembra per una frazione di secondo di sentire “Dolcenera” di De André, ma poi la melodia si rivela tutt'altra, in un'allegra poliritmia di flauto, mandolino che smandolina e chitarra, dedicata all'omonimo quartiere di Lisbona.
Lo sguardo è un po' turistico, si posa sul “caleidoscopio di colori”, le “donne in piedi sui portoni” e sui “bicchieri scontrati nell'ora del fado”. Sembrano un po' gli occhi di Wim Wenders quando guardavano Cuba, per realizzare il suo “Buena Vista Social Club”, ma anche gli occhi di Guccini nel suo disco dedicato alle città, “Metropolis”.
Per Corradetti, “Alfama” è in un'epoca tutta sua: “Ma dov'è, dove andrà il tempo in questa città? (…) isola persa in mezzo all'oceano di questa modernità”. Poi è il turno della titletrack, che è dedicata alla moglie. “Se” è una serie di ipotesi magiche: il cantautore si immagina se fosse il sole o il vento, per illuminarla o accompagnarla in cammino.
E infine c'è spazio anche per Dio, con “Preghiera”, un breve pezzo per accordi lenti e solenni di pianoforte, dove Kriss racconta di un uomo che cercando Dio trova sé stesso, fino a volare dentro il proprio cuore.
“Se” testimonia che la canzone d'autore di qualità è ancora viva e vegeta, assieme ad altri nomi come quelli di Marco Cantini, Valentina Fin e Massimo Priviero. (Gilberto Ongaro)