DAMABLUE "Nulla da pretendere"
(2026 )
Con appena sei anni d’attività, c’è una band romana che ha saputo forgiare un suo originale stilismo in maniera precoce: un risultato che, di solito, arriva dopo grandi ed impegnativi processi di prove, ricerche e sperimentazioni.
Il plauso va, quindi, al quartetto dei Damablue il quale, dopo aver seminato bene già dal primo album “Immune” (2024), oggi presenta il nuovo “Nulla da pretendere”, a confermare tutta l’attenzione riservata fin qui.
E, ovviamente, i ragazzi ci riescono con 9 brani a cavallo tra rock e filettature pop-blues, nei quali l’intimismo riflessivo va a braccetto con vistosi slanci di trasparenza ed autenticità.
Le porte dell’opera si spalancano col singolo “Emorragia” e “Canefatto”, episodi spalmati con strati di rock narrativi e gagliardi, mentre in “Diavoli” s’affacciano ricamature blues di grande impatto.
Si avverte come il cantato del guitarist Ermete Greco elabori indulti forti verso iniquità sociali e scelte personali, ed ecco il pokerino delle meraviglie power-ballads: “Non coprire”, “Funny”, “Nuova luce” e “Direi di si”, che coinvolgono in un viaggio fascinoso, empatico, e che fa ardere un’intenso braciere riflessivo.
E se tutto ciò non è ancora sufficiente, prolungate l’ascolto con la titletrack e vi sazierete a volontà, per essere pronti ad inglobare il grande energy-listening delle “Paturnie” che vi attende in coda all’album.
Credo che “Nulla da pretendere” sia uno dei dischi più veraci ed attendibili dell’attuale panorama rock italiano, capace di sferrare tagli(e) forti di verità e passioni. Qui dentro c’è la vita, gente… (Max Casali)