recensioni dischi
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CRANES  "Forever"
   (1993 )

Alla seconda prova sulla lunga distanza, i Cranes fanno il botto, realizzando non solo la propria opera migliore ed miglior disco di tutto il 1993, ma un autentico capolavoro: “Forever”. Come suggerisce il titolo, questo album è, a ragione, destinato a rimanere nel tempo e nella discografia di chiunque ami la musica dark. Meno ostico rispetto al precedente “Wings of joy”, “Forever” inizia ad inserire alcuni momenti accessibili un po’ a tutti (anche se, per fortuna, siamo lontani dalla parola “commerciale”). Grandissimo merito dell’esplosione dei Cranes è dovuto all’interessamento di Sua Maestà Robert Smith che lanciò personalmente la band, consentendo loro di andare in tour con i Cure e curando il remix di “Jewel”, gioiello (appunto) di “Forever”. Il non indifferente aiuto di Smith & soci rimane ben visibile sui ringraziamenti della riuscitissima copertina, quando uno Special Thanks è riservato a Robert, Simon, Porl, Boris e Teddy (pseudonimo che veniva usato per identificare il tastierista e chitarrista Perry Bamonte). Una stima reciproca che continua tuttora e che ha consentito al gruppo dei fratelli Show (il polistrumentista Jim e la cantante Allison, autori di tutte le canzoni) di partecipare, anche negli anni successivi, a saltuarie apparizioni su un palco, continuando ovviamente a scambiarsi reciproci apprezzamenti. “Everywhere” apre il lavoro, mentre la chitarra acustica accompagna la voce da eterna bimba di Allison Show che, in questo caso, è sicuramente più dolce che inquietante. I non molti che hanno avuto l’occasione di osservare il relativo video, hanno apprezzato la band durante l’esecuzione del pezzo: pochi soldi spesi ed una immagine ancora da migliorare. Per ora meglio l’aspetto audio. “Cloudless” e “Far away” proseguono il clima dell’apripista enfatizzandone, con una semplice ma decisiva tastiera, la dolcezza del sound (a tratti quasi Dead Can Dance e Cocteau Twins), mentre la già richiamata “Jewel” è l’autentica canzone portante dell’album. La batteria si fa più presente e gli altri strumenti portano maggior ritmo, fino al bellissimo e coinvolgente ingresso della chitarra elettrica. Ma, dalla quinta traccia, “Forever” cambia rotta concedendo il meglio di sé. “Adrift”, “Clear” (la miglior traccia dell’intero lavoro) e “Sun and Sky”, portano un clima più enfatico e drammatico che sembra quasi dipingere scenari orrorifici. Il ritmo diventa predominate, trasformando quella che prima era musica che commuoveva e rilassava, in musica da ballare in serate gotiche. La voce monocorde della Show, eterna bimba immacolata, aiuta a dare al suono un perfetto elemento in più di suggestione: la sua dolcezza si è trasformata in un canto inquietante, quasi la colonna sonora di un film di Dario Argento. “And ever” e “Golden” hanno il merito di non far perdere l’intensità; scende il ritmo ma non la qualità o, ancor meno, il fascino. Il dolce viaggio allucinante sembra procedere a velocità supersonica, tale è la bellezza dei pezzi. La conclusione è per “Rainbow” che assomiglia moltissimo a “Everywhere”, risultando solo un po’ più lenta e toccante del brano posto in apertura, a testimoniare, probabilmente, la fine di questo affascinante percorso fatto di dolcezza, trasposto, malinconia ed un pizzico di brivido. Delizioso. (Gianmario Mattacheo)