PAPI·ON "Euforia"
(2026 )
Di canzoni dedicate alla figlia ne hanno scritte tante. “Canzone da lontano” di Vecchioni, “Culodritto” di Guccini, “A modo tuo” di Ligabue interpretata magistralmente da Elisa, ma anche “Morgane de toi” del francese Renaud. Qualcuno ci ha basato un intero EP, allargando il discorso in maniera interessante, approfondendo il concetto di paternità.
Papi·On è il nome d'arte di questo cantautore e personal trainer, ed è un triplo gioco di parole. Unisce insieme “papillon”, l'indumento maschile per le occasioni da festa, “papi” visto che l'artista è padre e questo è centrale nella sua proposta, e “on”, acceso, sempre attivo. Il titolo dell'EP infatti, è “Euforia”.
Sono sei canzoni, di cui cinque dalle sonorità pop contemporanee, quello carico di suoni synth (accompagnati dalla chitarra acustica) e l'ultima carica di una chitarra elettrica più grezza, più rock classico. I ritornelli sono a presa rapida, e la voce quando tira verso l'acuto ricorda le urla di Blanco.
“Ancora qui” apre le danze con la promessa verso la figlia di esserci sempre, nonostante gli ostacoli passati, presenti e futuri: “A piedi nudi un viaggio sotto le stelle, portiamo addosso ancora tutte le schegge, ma adesso sai ci sono io. Potrai contare sempre sulla mia voce”.
“L'infinito” ci porta indietro, a quando Papi·On era un bambino. Dio è presente sullo sfondo, sia come assenza che come desiderio di presenza: “Sei anni e già pensavo troppo, sentivo ogni battito, cercavo l'infinito negli occhi di chi amo. Domenica in un oratorio, gridavo per sentirmi vivo (…) Sono caduto in un abisso, cercavo Dio e mi sono perso”.
Nel testo viene citata esplicitamente la cronofobia, la paura incontrollata del tempo che scorre. Il diventare padre deve averla modificata. Ma per sfuggire all'angoscia data da questa “clessidra di amianto”, per Papi·On lo sguardo verso chi ama aiuta a trovare l'eternità.
Poi arriva “15 settembre”, canzone che porta nel titolo la data di nascita della figlia, e nelle parole il desiderio di essere sempre d'aiuto, affrontando la paura di quando sarà cresciuta: “Mi immagino come sarai, quando mi guarderai con gli occhi di una donna, e avrò paura quando mi dirai ciao papà, ma sarò sempre lì al tuo fianco, e il tuo foglio non sarà più bianco”.
Non so se sia volontaria, ma “il tuo foglio non sarà più bianco” mi ricorda “Io sono Francesco”, di Tricarico, brano dove lui racconta di aver pianto sul foglio bianco del tema, che a scuola verteva sul padre, che lui non ha potuto conoscere. Volontaria o no, è una bella risposta: io ci sarò.
Un loop di piano accompagna la titletrack, e dà senso alla parte “On” del moniker dell'artista. L'euforia è una parola (e una serie Netflix) tanto in voga, in quest'epoca di ipertrofia dell'informazione e degli stimoli che anestetizza, ma per Papi·On l'iperattività è quasi una protezione: “Correre più forte della vita mia, e brucia nella testa ma per me è poesia, io sono euforia. Disinnesco il mio dolore”.
La canzone più forte a mio avviso è “È un segreto”. Scritta sulle tipiche terzine dei nostri tempi, mostra il lato fragile del padre, che la figlia per il momento non deve vedere, e che qui trova espressione, su un arrangiamento da Sanremo contemporaneo. Riporto il testo quasi intero, perché arriva proprio.
“Lo faccio per te, quando piango ma sorrido, stringo i denti, sopravvivo, eh... Lo tengo per me, respiro quadrato, come un soldato, per ingannare la verità. Che cos'è la verità, che non dormo (...) Questa notte mi investe come una marea, chiudo gli occhi e sprofondo da solo nel blu, con un'ombra che non posso mandare via, è un segreto, un veleno, è parte di me. Non te lo posso dire, tu non lo puoi sentire”.
Infine, l'EP consente a Papi·On una fuga selvaggia nel rock, con la chitarra distorta di “Into the wild”, per cercare un proprio posto nel mondo. L'EP “Euforia” è un primo buon inizio di sviluppo del concetto di paternità. Anziché scrivere alla figlia molti “farò”, “sarò”, “ti proteggerò”, “t'insegnerò”, azioni quindi rivolte a lei, qui si fa un viaggio introspettivo, all'interno dell'essere padre. Un punto di vista maschile poco battuto di solito, che mette a nudo le contraddizioni, le paure ma anche le speranze. E attraverso la figlia, mi auguro che un po' la cronofobia venga sconfitta! (Gilberto Ongaro)