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THE CRANBERRIES  "Everybody else is doing it, so why can't we? (2026 deluxe edition)"
   (2026 )

Trent'anni e più (come passa il tempo, sembra un secolo) dopo la sua comparsa, ''Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We?'' continua a sembrare un piccolo miracolo.

Non soltanto perché segnò l'ingresso sulla scena internazionale di quattro ragazzi provenienti da Limerick, in Irlanda, ma perché riuscì a introdurre nel rock dei primi anni Novanta e nei suoi innegabili fermenti culturali, un qualcosa di nuovo e inaspettato, una sensibilità diversa, capace di convivere con il rumore dell'epoca senza assomigliargli davvero.

E forse qui sta il segreto di tanta longevità non scalfita dallo scorrere degli eoni. Quando l'album arrivò nei negozi nel marzo del 1993, e ricordiamo che si era nel pieno della transizione dal vinile al cd, il grunge dominava ancora l'immaginario collettivo e il britpop stava per esplodere. In mezzo a quei movimenti, i Cranberries scelsero una strada laterale, personale, quasi a ben vedere controcorrente.

Il cuore pulsante di quella rivoluzione aveva un nome preciso e citiamola subito con commossa devozione di ricordo: Dolores O'Riordan. Una cantante unica che ci manca ogni giorno di più e che non si limitava a interpretare le canzoni, ma le ridefiniva attraverso una voce immediatamente riconoscibile, capace di passare dalla fragilità più intima a un'intensità quasi sciamanica. Ben più potente, a mio modesto avviso, della pur luminosa all'epoca ma profondamente controversa e anche differente per potenzialità e scelte stilistiche Sinead O'Connor.

Il suo timbro possedeva qualcosa di antico e insieme modernissimo. C'erano echi della tradizione vocale irlandese, ma anche una libertà espressiva che sfuggiva a qualsiasi classificazione. Gli improvvisi salti di registro, gli abbellimenti melodici, gli yodel spezzati che sarebbero diventati il suo marchio di fabbrica mai più imitato o replicato perché non replicabile, non erano semplici virtuosismi: erano strumenti narrativi, modi per dare forma sonora alle emozioni.

Ascoltando oggi brani come ''Dreams'' e ''Linger'' si comprende quanto la forza dei Cranberries risiedesse proprio nell'equilibrio tra la scrittura melodica dei fratelli Hogan e la capacità di Dolores di trasformare ogni frase in qualcosa di profondamente umano.

In ''Linger'' la sua interpretazione non cerca mai l'enfasi; preferisce la sospensione, il dubbio, la vulnerabilità. In ''Dreams'', invece, la voce si apre progressivamente fino a diventare una dichiarazione di libertà. Sono interpretazioni che hanno resistito al tempo meglio di molte produzioni più celebrate della stessa epoca.

La nuova Deluxe Edition, che si inserisce nella moda attuale di rispolverare antichi miti della discografia di qualche decennio fa, offre l'occasione ideale, per chi allora c'era e soprattutto per chi ne è all'oscuro tranne quale superficiale morsicatura tramite le piattaforme digitali oggi in voga, per riscoprire la straordinaria qualità tecnica di quelle registrazioni.

I nuovi mix stereo che sono stati realizzati da Stephen Street, che, lo ricordiamo, fu già produttore dell'album originale e quindi ha le mani in pasta quant'altri mai, non tradiscono lo spirito delle versioni storiche ma ne amplificano se possibile la bellezza e la profondità.

Le chitarre di Noel Hogan acquistano maggiore definizione, il basso emerge con più corpo e la batteria di Fergal Lawler beneficia di una spazialità più ampia e naturale. Soprattutto, la voce di Dolores viene collocata al centro della scena con una nitidezza impressionante, permettendo di cogliere sfumature interpretative che spesso rimanevano nascoste nelle versioni precedenti.

È una ristampa che non cade nella tentazione di modernizzare artificialmente il materiale originale, e in tempi di cosiddetta intelligenza artificiale questo, lo ricordo, è un rischio ampiamente minaccioso. Al contrario, restituisce respiro a un disco costruito tutto in levare ossia sull'essenzialità.

Le nuove versioni mettono in evidenza il lavoro di arrangiamento, fatto di dinamiche sottili, riverberi atmosferici e stratificazioni sonore che anticipavano molte delle soluzioni adottate successivamente dal dream pop e dall'alternative rock europeo.

Ma il valore storico dei Cranberries va oltre i dati di vendita o il successo delle classifiche, e il loro ingresso di fatto e di diritto nel mondo del mito. La loro vera eredità consiste nell'avere dimostrato che si poteva essere popolari senza rinunciare alla delicatezza, che una voce femminile poteva occupare il centro del rock alternativo senza adattarsi agli stereotipi dell'epoca.

Dolores O'Riordan non fu soltanto una grande cantante: fu una presenza capace di ridefinire il ruolo dell'interprete nel rock degli anni Novanta. Il suo canto non chiedeva il permesso di esistere; imponeva un nuovo linguaggio.

Riascoltare oggi ''Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We?'' significa tornare al momento esatto in cui quel linguaggio prese forma. Significa ricordare che alcune rivoluzioni non arrivano con il fragore di un'esplosione, ma con la grazia di una voce destinata a restare. E quella voce, ancora oggi, continua a risuonare con la stessa forza emotiva del primo giorno.

Voto 8. (Lorenzo Morandotti)