MONOLIYTH "He who kills"
(2026 )
Nel panorama dell’extreme metal australiano, spesso fertile ma poco sotto i riflettori globali, i Monoliyth rappresentano una realtà solida e profondamente radicata nella tradizione del death metal più brutale.
Con ''He Who Kills'', la band confeziona un lavoro che non cerca scorciatoie moderne né compromessi: è un disco feroce, compatto e diretto, che punta tutto su potenza, atmosfera e coerenza stilistica.
Fin dalle prime tracce (''Rise of the annihilated'', ''Paradox'' e ''Sanity unraveled'') si percepisce chiaramente l’intento del gruppo: riff granitici, accordati profondi e carichi di groove, costruiscono una base sonora opprimente su cui si innestano blast beat martellanti e cambi di ritmo chirurgici.
Non si tratta però di un semplice esercizio di brutalità fine a sé stessa; ''He Who Kills'' possiede una struttura sorprendentemente controllata, dove ogni elemento è al servizio di una visione coesa e cupa.
Le chitarre sono senza dubbio il fulcro del disco: dense, abrasive, spesso costruite su pattern ripetitivi e ossessivi che ricordano il death metal più old school, ma con una produzione moderna che esalta ogni singolo dettaglio.
Gli inserti più lenti e pesanti creano momenti di tensione quasi “doom-oriented”, rendendo l’ascolto meno monotono di quanto potrebbe apparire a una prima impressione.
La sezione ritmica è devastante ma precisa. Il batterista alterna accelerazioni furiose a passaggi più cadenzati con grande padronanza, mentre il basso, pur non emergendo sempre in primo piano, contribuisce a rendere il suono ancora più corposo e viscerale.
Sul fronte vocale, ci troviamo di fronte a un growl profondo e cavernoso, senza fronzoli o sperimentazioni, perfettamente in linea con l’estetica del disco: brutale, disumano, quasi rituale. I testi, pur non essendo il focus principale dell’esperienza, contribuiscono a rafforzare un immaginario oscuro fatto di distruzione, morte e nichilismo.
Uno degli aspetti più interessanti di ''He Who Kills'' è proprio la sua fedeltà a un certo tipo di linguaggio estremo. In un’epoca in cui molte band cercano contaminazioni o evoluzioni stilistiche, i Monoliyth scelgono consapevolmente la strada della purezza sonora.
Questo potrebbe essere visto da alcuni come un limite, ma per gli appassionati del genere rappresenta invece un punto di forza: il disco suona autentico, genuino e privo di artifici.
In conclusione, ''He Who Kills'' è un lavoro che non reinventa il death metal, ma lo celebra con convinzione e competenza. È un album che colpisce per la sua intensità e per la sua capacità di mantenere una tensione costante dall’inizio alla fine.
Un disco, questo, non adatto a chi cerca melodie o aperture atmosferiche, ma estremamente soddisfacente per chi apprezza il lato più oscuro e crudo della musica estrema. (Andrea Rossi)