ALESSANDRO SERRA "Terra vergine"
(2026 )
Con le lancette frenetiche di oggi, che dettano tempi disumani e spersonalizzanti, ben vengano opere musicali che s’impongono di non cadere nella trappola dell’ansia da prestazione ma, semmai, di elaborare un’area rilassante, distensiva, caratterizzata da ampie possibilità riflessive e riequilibranti per l’anima.
L’artista salentino Alessandro Serra centra l’obiettivo con il disco d’esordio “Terra vergine”, il quale non si limita ad un semplice narrare ma, vista, la sua triplice veste professionale di cantautore, filosofo e poeta, rafforza tal intento con lo splendido parallelismo del quasi omonimo libro: “Terra vergine. Cento poesie per cuori e maggese”, edito da Abrabooks.
Invece il disco, rilasciato dalla label L’Airone di Lucio Auciello (in veste anche di produttore e chitarrista), ingloba 10 brani che spiccano con discrezione filosofica, senza imposizioni, senza spocchia narrativa, ma con l’anelito di conferire alle parole un peso specifico, intorno alle quali gli arrangiamenti fungono da cornici stlizzanti e mai ingombranti.
Partendo dai quattro singoli estratti, si realizza che “Scacco matto”, “Astronauti”, “Benvenuta ironia” e “Sotto mentite spoglie” sono scelte molto centrate e pertinenti per condurre l’ascoltatore nel ristretto club dell’èlite ponderativo; ma, stavolta, la quota associativa per entrarci è alla portata di tutti con risvolti qualitativi che non t’aspetti o, quantomeno, pensavi di non ritrovare più.
E invece, grazie ad Alessandro, riemergono alti gusti uditivi non solo con la titletrack, ma anche con l’amara ironia di “Parodia”, l’eleganza partiturale di “Matrioska” o il disincantato pop-ska di “Treno 8017”, e quando la vita ti sbatte con le natiche a terra, l’invito del Nostro è quello di giocarsi un “Tie-break”, per far risorgere fierezza ed autostima risolutiva.
Insomma, “Terra vergine” annovera racconti cristallini di vita semplice, di accadimenti imminenti, dietro l’angolo, che mettono alla prova il nostro spirito reattivo, ricordi indelebili che tornano prepotenti, all’improvviso, senza averli evocati, ma con l’intrinseca magia di farci capire quanto siano ancora necessari per infonderci tanta forza nell’itinere di vita. (Max Casali)